Poliomielite, l'Italia aumenta i controlli per capire se il virus stia già circolando

La ricerca su questo virus è bandita da qualche anno

Poliomielite, l'Italia aumenta i controlli per capire se il virus stia già circolando
di Graziella Melina
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Giovedì 23 Giugno 2022, 14:34

Dopo la scoperta di tracce del poliovirus in un impianto di trattamento delle acque reflue di Beckton, a Londra, l’Italia si prepara a intensificare i controlli per capire se esistono casi di poliomielite dovuta a poliovirus selvaggi. La rete di sorveglianza, in realtà, esiste: è stata attivata a livello nazionale nel 1997 e monitora i campioni che potrebbero essere riconducibili a infezione da polio, attraverso l’isolamento e l’identificazione del virus.

«Certamente, negli ultimi anni si sta assistendo ad una ripresa di questa infezione che si pensava scomparsa - spiega Mauro Pistello, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’Università di Pisa e componente del “gruppo di lavoro polio” del ministero della Salute - In realtà, in molti Paesi in via di sviluppo si registra una ricomparsa del virus polio. Oltretutto, qualche anno fa si è osservata la presenza del virus anche in Israele, in Ucraina, e in tutte le regioni dove per disordini pubblici si fanno meno controlli».

In Italia la situazione è in chiaroscuro. Il sistema è ben rodato, ma a causa della pandemia è stato quasi inevitabile un certo rallentamento. «Noi abbiamo tutti i mezzi per il monitoraggio delle acque - prosegue Pistello - vengono segnalati tutti i casi che potrebbero essere riconducibili a una infezione da polio. Certamente, dopo la scoperta del virus in Gran Bretagna si dovrà avere una maggiore attenzione da parte delle Regioni e dei distretti preposti al monitoraggio».

La trasmissione del virus che causa la poliomielite avviene per via oro-fecale, per esempio mangiando prodotti contaminati o bevendo acqua impura. I sintomi iniziali della malattia sono per lo più febbre, stanchezza, vomito, irrigidimento del collo e dolori agli arti. Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, «una minima parte delle infezioni, circa una su duecento secondo i dati dell’Oms, porta a una paralisi irreversibile, mentre il 5-10% dei malati muore a causa della paralisi dei muscoli dell’apparato respiratorio. La paralisi è la manifestazione più evidente della malattia, ma solo l’1% dei malati presenta questo sintomo».

La diagnosi non è sempre certa, visto che la paralisi flaccida acuta (Afp) generata dal poliovirus è simile nei sintomi e nelle manifestazioni ad altre malattie come la sindrome di Guillain-Barré, la mielite trasversa, la poliradicoloneurite, la neurite traumatica e quella neoplastica. Soltanto con l’isolamento e la tipizzazione dell’agente patogeno è possibile valutare se si tratta di infezione da polio. «Di fatto - precisa Pistello - la regolamentazione su come eradicare il poliovirus è gestita dall’Organizzazione mondiale della sanità, che chiede periodicamente ai vari Paesi di presentare lo stato dell’arte. Per minimizzare il rischio durante la pandemia, il ministero della Salute ha chiesto alle Regioni di far distruggere tutti i ceppi di polio presenti nei vari laboratori e utilizzati per scopo di ricerca, per produzione di vaccini, per diagnostica». Non solo.

«Per evitare il rischio di introduzione anche accidentale del polio, la ricerca su questo virus è bandita da qualche anno. Anche i produttori dei vaccini antipolio, a livello mondiale, sono pochissimi». Stando agli ultimi dati, la copertura vaccinale antipolio in Italia si attesta intorno al 95 per cento. Durante la pandemia, però, si è registrato un calo. I dati della profilassi, al 31 dicembre del 2020, pubblicati dall'Anagrafe vaccinale indicano che la copertura nazionale antipolio a 24 mesi (su bambini nati nel 2018) si attesta al 94,02%, quasi un punto percentuale in meno rispetto al 2019. Le Regioni che superano il 95% sono passate da 14 (nel 2019) a 9 (2020). 

Intanto, i pediatri sono stati allertati. Per incrementare i percorsi vaccinali, l’azienda farmaceutica Pfizer ha anche messo a disposizione nel Lazio 100mila euro. Eppure, solo il 50 per cento delle Asl ha risposto alla donazione. «Sicuramente - osserva Pistello - anche in conseguenza delle restrizioni dovute alla pandemia, c’è stata una minore attenzione per la profilassi, e questa situazione ha avuto riflessi su tutte le vaccinazioni. Non dimentichiamo che il vaccino inattivato antipolio è combinato con altri vaccini obbligatori a tre mesi. Sappiamo che alcune Regioni, come per esempio il Trentino, sono molto più refrattari alle vaccinazioni, anche per il morbillo. Il fatto che ci sia ancora un 5 per cento di non vaccinati preoccupa moltissimo, vuol dire che si è a rischio di infezione da parte di 7-8 patogeni diversi. È un scelta folle».

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