Peste suina: stop a trekking, mountain bike e raccolta funghi nelle «zone infette». Allarme in Toscana

In Piemonte e Liguria sono saliti a 114 i Comuni già inseriti dal Ministero della salute nella zona a rischio

Peste suina: stop a trekking, mountain bike e raccolta funghi nelle «zona infette». Allarme in Toscana
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Venerdì 14 Gennaio 2022, 19:00 - Ultimo aggiornamento: 20:25

È allarme peste suina in Italia, dopo i casi riscontrati su cinghiali in Piemonte e Liguria , come anche in Germania, Belgio e Paesi dell'Est Europa, anche se non è stato riscontrato alcun caso di contaminazione nella popolazione suina italiana. Tuttavia il Governo corre ai ripari annunciando ristori per il settore turistico delle zone interessate e una task force interministeriale che coinvolgerà i ministeri delle Politiche Agricole, Ambiente e Sanità e le regioni interessate. Già ieri era arrivata un'ordinanza congiunta dei ministri della Salute Roberto Speranza e delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli per fermare la diffusione del virus con il divieto di ogni attività venatoria, salvo la caccia selettiva al cinghiale, nella zona infetta, individuata nell'area appenninica tra le province di Alessandria e Genova. «L'ordinanza firmata era inevitabile per rassicurare i produttori e l'export.

Peste suina, è allarme

Ora occorre senz'altro ragionare su dei ristori per il settore turistico che potrebbe essere colpito dai divieti delle zone interessate», ha spiegato il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. C'è anche chi ritiene necessario un commissario straordinario «per realizzare velocemente interventi coordinati tra i diversi enti coinvolti, a cominciare dalle regioni», spiega il capogruppo di LeU a Montecitorio e componente della Commissione Agricoltura, Federico Fornaro. Perchè serve subito, chiede il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, un'azione sinergica su più fronti. Resta tuttavia «il rammarico per un'emergenza che avrebbe potuto, con tutta probabilità, essere evitata», afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

Nonostante non ci sia stato ancora alcun caso di contaminazione nella popolazione suina italiana, i casi riscontrati nei giorni scorsi in alcuni cinghiali tra Piemonte e Liguria hanno attivato misure precauzionali alle frontiere di Cina, Giappone e Taiwan, Serbia e Vietnam, dove è stato dato un temporaneo stop all'import di carni e salumi made in Italy, con previsioni sul comparto disastrose: l'Associazione industriali delle carni e dei salumi (Assica) stima un danno da mancate esportazioni di almeno 20 milioni di euro per ogni mese di sospensione del nostro export. Intanto, le esportazioni italiane del settore si attestano attorno a 1,5 miliardi di euro l'anno, di cui oltre 500 milioni destinate fuori dai confini dell'Unione europea, secondo Confagricoltura.

 

Per il fronte export comunque è stata coinvolta la Farnesina: «Abbiamo chiesto al ministero degli Esteri di prepararsi - ha detto il sottosegretario all'agricoltura Gian Marco Centinaio nell'annunciare l'istituzione di una task force ministeriale - perché, quando è successa la stessa cosa in Germania, la Merkel era intervenuta immediatamente con tutti i Paesi importatori di carne tedesca tranquillizzandoli. Quindi chiederemo, da un lato al ministro degli Esteri e da un lato al presidente del Consiglio». Ma non c'è tranquillità nei comuni e nelle regioni ricomprese nell'area dove è stato accertato il focolaio: 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, dopo i casi recentemente riscontrati. Finora sono portati all'Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d'Aosta una ventina i campioni di cinghiali morti nell'area.

E c'è stata la conferma ufficiale della positività per tre casi, ma sarebbero altri 4 quelli sospetti dopo i prelievi dalle carcasse di cinghiali trovati morti tra il Piemonte e la Liguria. La regione Liguria ha chiesto di attivare in tempi strettissimi un tavolo di monitoraggio con le Regioni interessate per elaborare stime dei mancati redditi e predisporrei sostegni per i settori danneggiati dal provvedimento contro la peste suina. Qui le limitazioni poste dall'ordinanza vietano nei territori compresi nella zona rossa per 6 mesi caccia, pesca, trekking, mountain bike, cerca di funghi e tartufi. «Sicuramente c'è un problema di tipo sanitario e non è possibile sottovalutarlo ma non si può neppure bloccare tutto», commenta il sindaco di Genova Marco Bucci. Alta l'attenzione anche in Toscana, dove la Regione ha attivato l'unità di crisi sanitaria.

L'ordinanza

La caccia di selezione al cinghiale, precisa il provvedimento, è ammessa come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus. Mentre nell'area sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti. «L'ordinanza - si sottolinea - consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito al nostro export». L'ordinanza produce effetti dalla data di adozione e le disposizioni sono efficaci per 6 mesi a decorrere da tale data. Sempre nell'ordinanza si legge che le disposizioni «si applicano anche alle regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione». La vigilanza sull'applicazione delle misure introdotte è assicurata dai servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali territorialmente competenti in collaborazione con le forze dell'ordine.

Obiettivo dell'ordinanza congiunta è «porre in atto ogni misura utile ad un immediato contrasto alla diffusione della Psa e alla sua eradicazione a tutela della salute del patrimonio faunistico e zootecnico suinicolo nazionale e degli interessi economico connessi allo scambio extra Ue e alle esportazioni verso i Paesi terzi di suini e prodotti derivati». «Sono escluse - si legge nell'ordinanza - le attività connesse alla salute, alla cura degli animali detenuti e selvatici nonché alla salute e cura delle piante, comprese le attività selvicolturali». «I servizi regionali competenti, prosegue ancora il documento, su richiesta degli interessati, possono autorizzare, su motivata e documentata richiesta, lo svolgimento delle attività vietate, sulla base della valutazione del rischio da parte del CEREP». I casi di peste suina africana (Psa) riscontrati nei giorni scorsi in alcuni cinghiali tra Piemonte e Liguria hanno attivato misure precauzionali alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan) dove è stato dato un temporaneo stop, ha annunciato Confagricoltura, all'import di carni e salumi made in Italy. In ballo esportazioni, secondo stime Cia-Agricoltori Italiani, che si attestano su 1,7 miliardi di euro (+12,2% vs. 2020).

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