Ospedali sotto pressione, l'allarme dei chirurghi: «Operazioni bloccate, anche su pazienti oncologici»

Oltre 2 milioni di attualmente positivi: posti letto riconvertiti e intensive in affanno

Ospedali sotto pressione, l'allarme dei chirurghi: «Operazioni bloccate, anche su pazienti oncologici»
di Valentina Arcovio
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Lunedì 10 Gennaio 2022, 22:09 - Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 09:46

La pandemia continua ad allargarsi tanto che ieri si è sfondata la soglia dei 2 milioni di casi positivi in Italia. Precisamente siamo a quota 2.004.597: 60.618 in più rispetto al giorno prima. La stragrande maggioranza dei casi, 1.986.651, sono in isolamento domiciliare. Ma i numeri sono destinati a crescere ancora di più. Solo ieri sono stati registrati 101.762 nuovi contagi, un po’ meno del giorno precedente anche a causa del minor numero di tamponi effettuati. Accanto ai positivi, cresce anche il numero delle vittime che ieri è arrivato a 227. E cresce la pressione sul sistema sanitario, ma con un aumento più contenuto rispetto ai giorni scorsi dei ricoveri sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva. In particolare, le persone ricoverate nelle unità di terapia intensiva sono 11 in più, mentre i ricoveri ordinari sono 693 in più. Il sistema ospedaliero regge a fatica e i primi a pagarne il prezzo sono i pazienti «non urgenti», coloro che hanno bisogno di prestazioni ritenute «rimandabili». Per questo, così come successo lo scorso anno, stiamo nuovamente assistendo a un calo drammatico degli interventi chirurgici. 

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IL CAOS
Le operazioni «saltano» e inevitabilmente continuano ad allungarsi le liste d’attesa, che si sperava invece di sfoltire. Questa è quella che il presidente della Società Italiana di Chirurgia (SIC), Francesco Basile, chiama «l’altra faccia del Covid», un pesantissimo effetto collaterale della pandemia e dell’esitazione dei No vax che rappresentano la maggioranza delle persone che finiscono in ospedale per Covi-19. «Posti letto di chirurgia dimezzati, blocco dei ricoveri in elezione, terapie intensive riconvertite per i pazienti Covid, infermieri e anestesisti delle sale operatorie trasferiti ai reparti Covid. In questo modo - riferisce Basile - l’attività chirurgica in tutta Italia è stata ridotta tra il 50 e l’80%, riservando ai soli pazienti oncologici e di urgenza gli interventi. Ma spesso non è possibile operare neanche i pazienti con tumore perché non si ha la disponibilità del posto di terapia intensiva nel postoperatorio». Un brutto film già visto. «Ci avviamo verso la stessa situazione del 2020 - dice il presidente della SIC - che ha portato come conseguenza 400.000 interventi chirurgici rinviati, notevole aumento del numero dei pazienti in lista di attesa e, ciò che è più pesante, si è assistito all’aggravamento delle patologie tumorali che spesso sono giunte nei mesi successivi in ospedale ormai inoperabili». 

PREVENZIONE IMPOSSIBILE
Oltre agli interventi chirurgici a rallentare, se non a frenare quasi del tutto, sono stati anche esami e visite. «Anche se è consentito operare i pazienti oncologici, la pur giusta attenzione destinata ai pazienti Covid, ha bloccato il percorso diagnostico dei tumori, dagli screening agli esami diagnostici, ritardandone il ricovero», spiega Basile. «Nel 2021 non siamo riusciti, nonostante l’impegno delle autorità sanitarie e dei chirurghi a smaltire le liste di attesa accumulate nel 2020 per patologie chirurgiche in elezione, e ciò – continua - anche se in molte Regioni, così come in Sicilia dove lavoro, si sono organizzate sedute operatorie aggiuntive su specifici progetti. Adesso le liste di attesa torneranno ad allungarsi a dismisura». La situazione appare quindi complessa e, secondo i chirurghi, è necessario cercare di intervenire per assicurare le prestazioni chirurgiche nei giusti tempi ad ogni cittadino che ne abbia bisogno. «Proporrò al ministero della Salute, a nome di tutti i chirurghi italiani, delle varie realtà un’interlocuzione per trovare insieme una soluzione che ci consenta di dare risposta alla richiesta sempre più pressante di interventi chirurgici». 

Tra le proposte c’è la creazione di percorsi differenziati per i pazienti chirurgici no Covid, il ripristino del personale infermieristico e anestesiologico dei blocchi operatori e anche l’assunzione di chirurghi per aumentare il numero di prestazioni. Nel frattempo continuano ad andare avanti i lavori del Tavolo tecnico sulla Chirurgia generale istituito lo scorso settembre dal Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Tra le priorità di questa iniziativa c’è il recupero degli interventi chirurgici rimasti in sospeso a causa dell’emergenza Covid-19. «Stiamo continuando a lavorare con un sotto-gruppo dedicato proprio alle liste d’attesa», riferisce Sileri. L’obiettivo è quello di fare un computo più preciso possibile delle prestazioni chirurgiche saltate e, in seguito, predisporre un piano di recupero ad hoc. 
 

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