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Covid, dall'età allo stile di vita: tutti i fattori di rischio che possono predire la malattia grave

Covid, dall'età allo stile di vita
di Giampiero Valenza
4 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Aprile 2022, 14:57 - Ultimo aggiornamento: 15:18

È possibile prevedere se si avrà una Covid-19 grave? Il mondo della ricerca scientifica, sin dall’inizio della pandemia, si è posto questa domanda. Ed è stato notato come ci siano alcune malattie croniche non trasmissibili identificate come fattori in grado di anticipare come andrà e se si presta più il fianco a un peggioramento delle condizioni.

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Covid, i fattori di rischio che possono predire la malattia grave

Una regola è sempre stata valida: più abbiamo patologie più l’organismo può essere debole e più è esposto a un maggior rischio di un aggravamento della malattia. Ecco per quale ragione, sin dall’inizio della pandemia, gli studiosi hanno sempre indicato (anche durante il lockdown più rigido) di seguire due cose: un sano stile di vita e l'aderenza alle terapie date dai medici.

 

I fattori di rischio

L’età. Gli anziani hanno una maggiore probabilità di aggravarsi con la Covid-19, con gli over-85 che risultano essere maggiormente esposti. Secondo gli statunitensi Cdc, i Centri per il Controllo e la prevenzione delle malattie, il numero di decessi tra le persone di età superiore ai 65 anni è 97 volte superiore al numero di decessi tra i 18 e i 29 anni.

Il cancro. Un tumore può aumentare la possibilità di avere un decorso più grave perché molti trattamenti possono indebolire la capacità del sistema immunitario di combattere contro diverse malattie (e, tra queste, anche l’infezione da Sars Cov-2).

La malattia renale cronica. Chi sta seguendo una dialisi può avere un sistema immunitario debole (proprio come nei casi dei malati oncologici) e quindi si espone a un maggior rischio di aggravamento.

Il diabete. L’iperglicemia è un fattore di rischio in caso di contagio da Sars-CoV-2. A confermarlo è un lavoro dell’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa pubblicato sulla rivista Diabetes Care. Un valore della glicemia al momento del ricovero maggiore di 140 è risultato collegato a una Covid grave.

Le malattie polmonari croniche. Asma (da moderata a grave), bronchiectasie (cioè l’ispessimento delle vie polmonari), la Bpco (la broncopneumopatia cronica ostruttiva), i danneggiamenti del tessuto polmonare (come la fibrosi) possono contribuire a un decorso più grave della Covid.

Oltre alle malattie, poi ci sono tutte le condizioni legate agli stili di vita. Il fumo di sigaretta, per esempio. L’obesità, invece, è collegata più alla mortalità che all’aggravamento.

Le cause genetiche e il calcolatore del rischio

Alla base delle forme più gravi di Covid-19, che richiedono il ricovero in terapia intensiva, ci sono almeno 16 mutazioni genetiche, identificate dal più ampio studio condotto finora in questo campo, che ha coinvolto piu' di 57mila persone, condotto dalla collaborazione internazionale Genomicc, specializzata nello studio delle basi genetiche di malattie gravi. Coordinata dalla Università di Edinburgo e da Genomics England, la ricerca è pubblicata sulla rivista Nature. Grazie a questo lavoro è stato inoltre confermato il coinvolgimento di altri 7 geni. Tra le mutazioni individuate, alcune bloccano una molecola chiave nella comunicazione del sistema immunitario, l'interferone alfa-10, altre controllano i livelli di una componente fondamentale per la coagulazione del sangue, nota come Fattore 8, e altre ancora regolano l'intensità della risposta infiammatoria. 

Ma è possibile calcolare il rischio Covid? Sì. Già l'analisi dei fattori di rischio dovrebbe spingere ogni persona a seguire maggiori accortezze proprio per evitare il contagio. I ricercatori dell’Università di Yale hanno invece realizzato un calcolo, grazie all’intelligenza artificiale, che riesce a predire i pazienti a rischio di Covid-grave con una precisione dell’83%. Il risultato, che apre nuovi scenari anche per malattie diverse dalla Covid, è stato pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology. Da un'analisi più ampia dei dati, è emerso che alti livelli di cellule T forniscono protezione, mentre alti livelli di granulociti e monociti si associano ad alti livelli di mortalità.

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