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Omicron 2 e 3, ecco perché il Covid muterà ancora (e può diventare sempre più pericoloso)

La prospettiva di futuri composti organici volatili (COV) caratterizzati da una forte capacità di reinfettare e da un'elevata virulenza è purtroppo molto reale

Omicron 2 e 3, ecco perché il Covid muterà ancora (e può diventare sempre più pericoloso)
4 Minuti di Lettura
Martedì 15 Marzo 2022, 08:09 - Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 00:29

La diffusione della variante Omicron, che causa sintomi differenti e una forma meno grave della malattia, ha riacceso il dibattito sulla curva epidemiologica e sull'evoluzione del Covid. Si sono sviluppate in stal senso molte teorie, alcune errate e premature, che vanno dalla cosiddetta endemicità "innocua", fino al prospetto di un'immunità diffusa in grado di rendere meno pericolose le future ondate. L'idea che i virus si evolvano per essere meno virulenti è uno dei miti più persistenti sullo sviluppo dei patogeni.

 

 A differenza della fuga e della trasmissibilità immunitaria virale, che rispondono a una forte pressione evolutiva, la virulenza è tipicamente un sottoprodotto, modellato da complesse interazioni tra fattori sia nell'ospite che nell'agente patogeno. I virus si evolvono per massimizzare la loro trasmissibilità e talvolta questo fattore può essere correlato a una maggiore virulenza. La prospettiva di futuri composti organici volatili (COV) caratterizzati da una forte capacità di reinfettare e da un'elevata aggressività è dunque molto reale.

Un'altra convinzione comune vede nella diffusione del vaccino - o nell'immunità di gregge - la soluzione per garantire, in futuro, infezioni da Covid più lievi. Tuttavia, questa idea ignora una caratteristica centrale del quadro biologico di SARS-CoV-2: l'evoluzione antigenica, ovvero una modifica in corso del profilo antigenico virale in risposta alle pressioni immunitarie dell'ospite. Alti tassi di evoluzione antigenica possono provocare la fuga immunitaria, cioè una ridotta capacità del sistema immunitario di prevenire la reinfezione e quindi una malattia potenzialmente grave. A livello di popolazione, l'evoluzione antigenica e la fuga possono incrementare sia i tassi di reinfezione sia quelli delle malattie più preoccupanti.

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La punta dell'"iceberg evolutivo"

Omicron ha dimostrato che il coronavirus è capace di una notevole fuga antigenica in un periodo di tempo relativamente breve. La variante presenta almeno 50 mutazioni di amminoacidi rispetto al primo ceppo di riferimento ed è altamente divergente dal punto di vista antigenico dai VOC precedenti. La sua diffusione in popolazioni altamente protette ha rivelato che queste mutazioni consentono alla variante di infettare facilmente individui con immunità dovuta a precedenti infezioni o vaccinazioni. A settembre 2020, dopo un primo periodo di relativa stabilità evolutiva, hanno iniziato ad emergere varianti del virus con notevole divergenza antigenica da quello "originario". Almeno tre VOC precedenti, Beta, Gamma e Delta, presentavano mutazioni immunitarie di fuga e attualmente nulla ci fa pensare che l'evoluzione antigenica possa rallentare in futuro. Al contrario, i COV sono solo la punta dell'"iceberg evolutivo". Centinaia di genomi di SARS-CoV-2 divergono continuamente l'uno dall'altro nel tempo e la teoria evolutiva prevede crescenti possibilità di varianti di fuga immunitarie.

L'evoluzione antigenica

La capacità di adattarsi di un virus è quantificata anche dal suo indice di trasmissibilità (Rt), che corrisponde al numero totale di infezioni secondarie che un caso infettivo genera nella popolazione. Quindi, il virus che riesce ad adattarsi di più è naturalmente quello che si trasmette al maggior numero di ospiti. I primi COV si sono evoluti in questo modo; Alpha, poi Delta erano ciascuna circa il 50% più contagiosa della variante precedente. Nelle popolazioni altamente immuni, tuttavia, un semplice incremento dell'infettività intrinseca contribuirà relativamente poco alla trasmissibilità, perché l'ostacolo in questa situazione è la resistenza dell'ospite all'infezione. Di conseguenza, poiché le popolazioni umane passano a livelli più elevati di immunità, si prevede che SARS-CoV-2 ottimizzerà sempre più la sua trasmissibilità affinando la sua capacità di reinfettare gli individui immuni. Pertanto, è probabile che i crescenti livelli di immunità accelerino i tassi di evoluzione antigenica, aumentando sia il rischio di reinfezione sia, potenzialmente, la prospettiva di una maggiore gravità della malattia delle stesse. La rapida diffusione di Omicron è stata facilitata dalla sua straordinaria capacità di reinfettare gli individui immuni, esemplificando questa strategia evolutiva. Ed è probabile che ciò si verifichi ancora. 

di Alessandro Strabioli

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