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Novavax, sì al vaccino proteico: le differenze con Pfizer e Moderna (e perché può convincere i No vax)

Una nuova arma contro il Covid presto a disposizione in Europa che potrebbe far cambiare idea agli indecisi

Novavax, sì al vaccino proteico: le differenze con Pfizer e Moderna (e perché può convincere i No vax)
di Graziella Melina
4 Minuti di Lettura
Lunedì 20 Dicembre 2021, 14:13 - Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 07:18

Gli indecisi, quelli spaventati da un farmaco a Rna, oppure persino gli scettici, ora non hanno più scuse per non proteggersi dal SarsCov2. L’ente regolatorio europeo (Ema) ha dato il via libera al vaccino Novavax, un farmaco anti Covid che con i vaccini a mRna nulla ha a che fare. «Mentre i vaccini come Pfizer e Moderna istruiscono la nostra cellula a produrre la famosa proteina spike e quindi di conseguenza stimolano il nostro corpo a produrre anticorpi - spiega Francesco Castelli, ordinario di Malattie infettive all’Università di Brescia - Novavax invece è più semplice, ha infatti una metodologia più vecchia. Sostanzialmente, questo vaccino introduce direttamente la proteina spike inducendo il nostro organismo a rispondere. Non c’è dunque Rna, è un vaccino fatto con modalità più classica, e questo potrebbe ridurre l’indecisione di qualcuno».

Novavax, la differenza con gli altri vaccini

A differenza dei vaccini precedenti, ossia a Rna messaggero (Pfizer e Moderna) o a vettore virale (Astrazeneca e Johnson and Johnson), Novavax è formulato a base proteica e contiene minuscole particelle ottenute da una versione prodotta in laboratorio della proteina spike (S) che, come noto ormai, è presente sulla superficie del SarsCov2. Il nuovo vaccino, che arriverà presto anche in Italia, contiene anche un adiuvante, ossia una sostanza che aiuta a rafforzare le risposte immunitarie. Il funzionamento su cui si basa Novavax è già consolidato e simile a quello di numerosi altri vaccini: dopo la somministrazione, il sistema immunitario della persona vaccinata riconoscerà le particelle proteiche come estranee e risponderà producendo le proprie difese naturali (ossia gli anticorpi e le cellule T). Ovvio quindi che se il soggetto vaccinato incorrerà poi nel SarsCov2, il sistema immunitario riconoscerà la proteina spike presente sulla superficie del virus e così potrà reagire e respingerla. Del resto, anche la capacità di proteggere dai rischi del sars cov 2 sembra molto elevata. Secondo gli esperti di Ema, i dati degli studi clinici di Novavax mostrano un’efficacia intorno al 90%.

 

Dai 18 anni in su

Il nuovo vaccino potrà essere somministrato per il momento solo dai 18 anni in su. «In base ai dati che abbiamo adesso - precisa Castelli - sappiamo che si tratta di un vaccino promettente. Naturalmente, sia per questo farmaco, come per altro per Pfizer, abbiamo qualche nota di attenzione alle nuove varianti, essendo stato studiato su quelle precedenti a Omicron. Non ci sono però motivi per pensare che funzioni in modo diverso e abbia meno efficacia rispetto ai vaccini attualmente disponibili». Probabilmente, anche per Novavax sarà necessario ripetere l’inoculazione più volte. «Da quello che si sa per i vaccini che stiamo utilizzando - continua Castelli - sono comunque necessarie tre dosi per proteggere le persone dalla famosa Omicron in maniera adeguata. Non sappiamo ancora quante dosi occorrano per Novavax». 

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Verso l'approvazione di Ema

Oggi la decisione di Ema sarà comunque un ulteriore passo in più per proteggere più persone possibile dal SarsCov2. «Speriamo che il parare di Ema sarà positivo, questo nuovo farmaco anticovid - assicura Castelli - potrebbe convincere qualcuno ancora intimorito dai vaccini a Rna. Può darsi che ora sarà più incentivato a farlo. Non dimentichiamo che più armi abbiamo, maggiori possibilità avremo di fermare la corsa del virus». Dopo l’approvazione di Ema e successivamente quella di Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, Novavax si aggiungerà quindi alla lista dei vaccini destinati alla popolazione. Per l’approvvigionamento delle dosi, i Paesi europei avevano giocato d’anticipo. Grazie ad un accordo stipulato dalla Commissione europea, gli Stati membri spettano fino a 100 milioni di dosi del vaccino Novavax, con un'opzione per ulteriori 100 milioni di dosi nel corso degli anni 2021, 2022 e 2023. Sebbene sia arrivato dopo un anno dall’inizio della profilassi mondiale, quando ormai le altre industrie farmaceutiche avevano già messo a punto un proprio farmaco contro il SarsCov2, Novavax è comunque prodotto da una società di biotecnologie specializzata da tempo nello sviluppo di vaccini contro gravi malattie infettive. 

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