Medici, 4 su 10 non aggiornati: la protesta delle associazioni di pazienti e specialisti

Martedì 21 Maggio 2019
I pazienti non chiedono solo medici, ma medici preparati e costantemente aggiornati. Ma proprio su quest’ultimo punto la categoria difetta un po’. Stando ai dati forniti dalla Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) infatti ci sarebbe un 20% di camici bianchi che non si aggiorna, ma secondo le stime di chi organizza questi corsi i medici inadempienti sono almeno  4 su 10. Solo pochi giorni fa il tribunale di Aosta ha condannato tre mesi di sospensione un medico che non si era aggiornato. E le associazioni dei malati sono sul piede di guerra. Perché l’aggiornamento professionale dei medici è obbligatorio per legge e sanzionabile. Chi utilizzerebbe un cellulare analogico oppure un pc con un sistema operativo obsoleto? Chi allora si affiderebbe a un medico che non si aggiorna costantemente e rischia di restare indietro?

«Vogliamo – afferma Anna Lisa Mandorino, vicesegretario di Cittadinanzattiva - che il medico segua un iter di formazione continua per tutta la sua carriera, come d'altra parte è previsto dalla legge». «Il sistema di aggiornamento - aggiunge il segretario nazionale di Codici (Associazione nazionale di volontariato per la difesa dei consumatori) Ivano Giacomelli - è spesso farraginoso, inutile, molto burocratico. Servirebbe più libertà di scelta e meno rigidità».

I rischi, quando l’aggiornamento non c’è, sono per i malati ma anche per i dottori. Solo qualche settimana fa è stato sanzionato un odontoiatra, primo caso in Italia, proprio per il mancato aggiornamento. E non mancano le denunce di diverse società che ritengono che un medico non adeguatamente formato può ritardare la diagnosi di una malattia importante. Quella di urologia (Siu) sostiene che trovare un medico poco sensibile a medicinali contro la disfunzione erettile e che magari bolla il problema come stress spinge il paziente al mercato online delle pillole blu ma può anche ritardare una diagnosi di diabete o cardiopatia ischemica. Lapidario Stefano Lello, segretario della Società italiana di ginecologia della terza età: «Se tanti ginecologi e medici di famiglia avessero letto i risultati delle ricerche scientifiche internazionali a favore della terapia ormonale in menopausa migliaia di pazienti avrebbero una qualità di vita migliore. Colleghi, studiate». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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