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Danimarca, dalle mascherine al Green pass da oggi via tutte le restrizioni: «Il Covid non è più una malattia socialmente critica»

Torneranno ad essere autorizzati gli eventi, anche la Francia allenta le restrizioni

Green pass e mascherine, la Danimarca revoca tutte le restrizioni: «Ora il Covid è solo una malattia socialmente critica»
5 Minuti di Lettura
Martedì 1 Febbraio 2022, 09:34 - Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 09:11

La Danimarca ci riprova e dice addio praticamente a tutte le restrizioni anti-Covid in vigore fino ad oggi: a partire da questa mattina (1° febbraio) l'obbligo di indossare le mascherine e di esibire il Green pass non esisterà più, mentre torneranno ad essere autorizzati gli eventi e la frequentazione delle discoteche. La decisione va di pari passo con la scelta di far cadere la definizione del Covid-19 come una malattia «socialmente critica», usata per giustificare l'adozione delle norme anti-pandemia. Solo chi entra nel paese sarà chiamato ad esibire una prova della vaccinazione.

Danimarca, da oggi via tutte le restrizioni

 

Una scelta analoga era stata fatta dal paese a novembre ma all'epoca le restrizioni erano poi state progressivamente reintrodotte a fronte di un forte aumento dei contagi.

 

La settimana scorsa la Danimarca ha registrato tra i 33mila ed i 47mila nuovi contagi quotidiani ma l'aumento delle infezioni non ha prodotto una pressione aggiuntiva sugli ospedali, come si temeva, grazie all'alta percentuale di popolazione vaccinata. Le mascherine resteranno in vigore negli ospedali, per il personale e i visitatori, a tutela delle persone più fragili. Incluse le persone che hanno contratto il virus di recente, le autorità danesi stimano che l'80% della popolazione sia protetta contro la malattia.

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Liberi tutti anche in Gran Bretagna, dopo la lunga fase di emergenza legata al Covid. Come da programma, in Inghilterra è scattata l'ultima fase della revoca delle restrizioni, mentre le altre nazioni del Regno si stanno gradualmente allineando. Prove di ritorno alla normalità, fortemente auspicata dal governo, grazie al successo nella campagna vaccinale e delle terze dosi.

Booster decisivi per l'abbattimento dei ricoveri, e che hanno convinto anche Israele a contenere la platea per la quarta dose: solo agli adulti ad alto rischio e agli over 60. Il 27 gennaio 2022 era la data scelta da Londra per abbandonare il piano B delle restrizioni che era stato adottato dopo l'impennata di Omicron. E si è tornati al piano A, fondato sulle vaccinazioni, a fronte di una diminuzione dei nuovi contagi e con ricoveri ai minimi da mesi.

 

Così gli inglesi hanno ripreso ad andare nei negozi ed a prendere i mezzi pubblici senza obbligo di mascherina, è sparita l'imposizione dello smart working come anche il tetto alla visite nelle case di cura. Archiviata anche la (breve) parentesi del mini Green Pass vaccinale per discoteche ed eventi di massa. Obblighi sostituiti da raccomandazioni a tenere comportamenti responsabili, perché il virus continua a circolare. Tutto questo è stato possibile grazie ad vaccini, che fanno dei britannici i capofila in Europa con 37 milioni di booster somministrati. E che «stanno restituendo più libertà a questo Paese», ha sottolineato il ministro della Salute Sajid Javid. Le terze dosi sono considerate un elemento chiave anche nel resto d'Europa per avvicinarsi alla fine della pandemia e abbandonare le ultime restrizioni.

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Su questa linea, adesso, si è orientata anche Israele, primo Paese al mondo a somministrare la quarta dose, offrendola a tutta la platea degli over 60 (finora 600mila). Ma le autorità sanitarie hanno deciso che il secondo booster sarà esteso soltanto degli over 18 ad alto rischio e a distanza di almeno 4 mesi dalla terza iniezione.

LA FRANCIA - Alla vigilia dell'allentamento delle restrizioni contro la pandemia in Francia - tra l'altro la fine dei limiti di accesso nei siti aperti al pubblico, lo stop al telelavoro obbligatorio e alle mascherine all'aperto - il governo conferma «segnali incoraggianti» sul fronte del Covid-19, anche se - ha detto il portavoce Gabriel Attal - «è meglio rimanere prudenti». Tre mesi dopo l'inizio della salita dei contagi, il numero quotidiano dei casi positivi sembra aver passato una settimana fa il suo picco ed ha cominciato la discesa. Contemporaneamente, continuano a calare da un paio di settimane i pazienti in rianimazione. Con 334.000 casi positivi ogni giorno (media sull'ultima settimana) si è arrivati al 6/o giorno di discesa consecutiva, con un calo dell'indicatore in calo del 7%. La variante Delta risulta praticamente scomparsa. I segnali di decrescita sono particolarmente evidenti nella regione di Parigi, l'Ile-de-France, dove la quinta ondata era esplosa in anticipo rispetto al resto del paese: circa 40.000 i casi positivi giornalieri, contro i 70.000 di 3 settimane fa. Resta tesa la situazione negli ospedali, dove il picco arriva normalmente alcuni giorni dopo quello dei contagi: 32.000 i pazienti con Covid, un numero vicino al record assoluto di un anno fa. Ma con una differenza: la quota di malati infettati dal Covid-19 ma ricoverati per altre malattie arriva al 30%, contro il 15% di un anno fa. Ancora migliore la situazione nelle terapie intensive, dove il numero dei malati di Covid non ha mai superato le 4.000 unità (arrivò fra 6 e 7.000 durante le precedenti ondate) ed è in calo da 10 giorni.

In Romania però sono stati superati i 40mila contagi di coronavirus nelle ultime 24 ore, mai così tanti dall'inizio della pandemia. Secondo le autorità sanitarie locali, infatti, nell'ultima giornata sono stati diagnosticati 40.018 nuovi casi e 97 decessi correlati all'infezione. Inoltre sono 903 i pazienti Covid ricoverati nelle unità di terapia intensiva degli ospedali rumeni. L'84 per cento di loro non è vaccinato. La Romania è il secondo Paese dell'Unione europea con il minor numero di vaccinati contro il coronavirus. Circa il 41 per cento della sua popolazione ha completato il ciclo vaccinale.

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Continua a correre il contagio invece in Russia, dove si sta sempre più diffondendo la variante Omicron. Secondo gli ultimi dati della task force incaricata di monitorare l'andamento della pandemia nel Paese, nelle ultime 24 ore si è registrata la cifra record di 125.836 casi. Superato, quindi, il record di ieri (31 gennaio) di 124.070 contagi. Nell'ultima giornata, inoltre, secondo le stime del governo di Mosca sono 663 le persone che hanno perso la vita per complicanze dopo aver contratto l'infezione.

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