Green pass, Cauda: «I furbetti danneggiano se stessi e noi, così si rischia di vanificare tutto»

Green pass, Cauda: «I furbetti danneggiano se stessi e noi, così si rischia di vanificare tutto »
di Flaminia Savelli
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Domenica 8 Agosto 2021, 07:36 - Ultimo aggiornamento: 11:28

«Il filtro del Green pass è importante per il controllo dei contagi. I furbetti che cercano di aggirare il sistema devono rendersi conto che in questo modo danneggiano non solo se stessi ma anche gli altri. Il virus è ancora in circolazione e con le varianti abbiamo scoperto che ora sono i più giovani quelli a rischio». La risposta sui controlli del certificato verde di Roberto Cauda, infettivologo del policlinico Gemelli di Roma, è netta. Una questione chiave e molto spinosa con cui stanno facendo i conti soprattutto i titolari delle attività legate alla ristorazione.

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Professor Cauda, in una fase tanto delicata della pandemia quanto è importante il controllo del certificato?
«Molto. Ricordiamo che il pass è l'attestazione di avvenuta vaccinazione e quindi di una barriera contro il Covid. Da una parte, i numeri sono dalla nostra parte. Perché gli immunizzati sono ormai la maggioranza della popolazione. Ma anche qui è d'obbligo una precisazione».

Cioè?
«Si può ottenere il Green pass anche con una sola dose e con le varianti sappiamo che non ha la stessa efficacia della vaccinazione completa. Infatti i nuovi contagiati sono soprattutto i giovani non vaccinati o che non hanno terminato con il richiamo. In questo modo il Covid continua a diffondersi. Ecco perché il controllo e il monitoraggio devono essere costanti ed ecco perché anche il pass è uno strumento importante. Dai dati raccolti, sono proprio loro, i ragazzi, quelli che nelle ultime settimane si stanno contagiando. Alcuni in maniera seria. Le frange più resistenti, che ancora non sono immunizzate, perciò ci sono. Ma abbiamo l'obbligo di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione. Quindi nei luoghi al chiuso, come i ristoranti per esempio, è necessario prestare la massima attenzione a partire dai controlli sulle certificazioni. Non si tratta di una violazione della privacy. Piuttosto di una tutela sanitaria necessaria in tempi di pandemia».

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Molti ristoratori hanno denunciato però una certa confusione sulle regole. Il sistema di controllo insomma non è ancora molto chiaro.
«Sì, noi per primi non ci aspettavamo una serie di criticità. La questione va risolta ora e chiarita per il futuro dal momento che verrà richiesto per tutta una serie di attività. A partire dal controllo proprio del Green pass. Dobbiamo trovare un sistema efficace affinché non sia aggirata la verifica e che allo stesso tempo sia consentito richiederlo senza creare confusione o polemiche».

Il nodo però è ancora da sciogliere ed è proprio intorno alla verifica. Ci sono delle alternative?
«Noi in quanto specialisti, ci siamo preoccupati di fornire gli strumenti adeguati per contrastare quanto più possibile il virus. Il vaccino è uno di questi come lo è il certificato vaccinale. Ma va utilizzato in modo corretto. Ecco perché a chi ha intenzione di aggirare le regole e il sistema che stiamo studiando, lancio l'appello di prestare la massima attenzione. Non siamo ancora usciti dalla pandemia. Dall'altra parte, sono necessarie regole chiare e in certi casi, rigide. Quindi anche sulle verifiche, tutti dobbiamo sapere in che direzione stiamo andando».

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Dunque, anche una responsabilità per chi ha l'incarico di controllare?
«Certo. L'impegno deve essere da parte di tutti. Allo stesso tempo è possibile valutare anche altre opzioni per validare il certificato. Basterebbe anche solo la tessera sanitaria, ma sto facendo solo un esempio. L'obiettivo finale comunque è sempre lo stesso, cioè poter tornare in sicurezza a svolgere le nostre attività. Per poterlo fare ci dobbiamo attenere alle norme sanitarie che abbiamo visto dare dei buoni risultati. Tra queste ora abbiamo anche il certificato verde che va utilizzato in maniera seria e corretta».

 

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