Farmaci introvabili, il piano del ministero per evitare ricette che prescrivono terapie non disponibili

Il sottosegretario Gemmato: «L’Italia deve produrre in proprio i principi attivi»

Farmaci introvabili, il piano del ministero per evitare ricette che prescrivono terapie non disponibili
di Valentina Arcovio
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Sabato 21 Gennaio 2023, 00:12

Niente più sorprese in farmacia. Se un farmaco non c’è, presto il paziente potrebbe saperlo prima di lasciare lo studio del medico di famiglia. Grazie infatti a un sistema che consente al farmacista di segnalare al medico la carenza o l’indisponibilità di un farmaco al momento della prescrizione, al paziente verrà subito proposta un’alternativa altrettanto efficace e sicura. Questo è uno dei punti al vaglio dal Tavolo di lavoro permanente sull’approvvigionamento, istituito poche settimane fa al ministero della Salute, su iniziativa del Sottosegretario Marcello Gemmato. La proposta di mettere in piedi un sistema di «alert verticale», dal farmacista al medico di base, è una delle proposte venute fuori durante l’ultima riunione che si è tenuta qualche giorno fa. «Quello a cui stiamo pensando - spiega Gemmato - è di potenziare l’interazione medico-farmacista. Tramite il sistema informativo attualmente in uso i farmacisti potrebbero evidenziare ai medici di medicina generale i farmaci mancanti in un determinato momento in modo che sia lo stesso medico a suggerire e a prescrivere al paziente un farmaco alternativo ugualmente efficace». Più difficile a dirsi che a farsi. «In fase di redazione della ricetta, al medico potrebbe apparire un “alert rosso” sul sistema, che sarebbe un segnale di indisponibilità di uno specifico farmaco», dice Gemmato. «In questo modo il paziente viene pre-allertato e avrà la possibilità di parlare direttamente con il proprio medico di una possibile alternativa terapeutica», aggiunge. Potrebbe anche essere un modo per aumentare il ricorso ai farmaci equivalenti, ancora molto sottoutilizzati nel nostro paese, nonostante siano ugualmente sicuri ed efficaci rispetto al loro corrispettivo «griffato», e nonostante costino meno. A sua volta ci sarebbe un ulteriore vantaggio nel riuscire a dirottare le scelte dei pazienti verso farmaci equivalenti. «Potremmo addirittura sperare di azzerare le carenze, almeno quelle dei farmaci da banco più diffusamente utilizzati», sottolinea Gemmato. 

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L’ALLARMISMO

«L’allarmismo che si è generato intorno alla carenza di farmaci ha infatti spinto molti a fare scorta, cioè a comprare medicine anche senza averne bisogno, lasciando le farmacie sfornite di farmaci per chi ne ha davvero bisogno», aggiunge. 

Allo scopo di prevenire il cosiddetto «effetto scorta» si procederà anche a una revisione dell’impianto della lista dei farmaci carenti, già discussa e concordata dal ministero della Salute con gli attori interessati. «Si provvederà a escludere dalla lista principale tutti i farmaci la cui carenza non è di significativa importanza e di evitare così falsi allarmi», dice Gemmato. «Degli oltre 3.000 farmaci elencati nella lista dei carenti Aifa, solo circa 300 sono privi di equivalenti, e quindi inseriti nella lista dei prodotti importabili su richiesta delle strutture sanitarie, e solo 30 sono i farmaci carenti per cui non esistono alternative - aggiunge -. È chiaro che una comunicazione diversa delle carenze avrebbe un impatto meno allarmistico sulla popolazione». Tuttavia, è altrettanto vero che la «tempesta perfetta» - influenza, Covid e altri virus e batteri stagionali - ha avuto un impatto eccezionale sulla disponibilità di farmaci in Italia, ma anche nel resto d’Europa. «Questa consapevolezza - sottolinea Gemmato - ci sta spingendo a valutare soluzioni che ci consentano di rendere il nostro paese più autonomo rispetto alla produzione e distribuzioni di farmaci. Uno dei temi che affronteremo nella prossima riunione del Tavolo sarà quello di coinvolgere l’industria nell’individuazione di scelte politiche strategiche che possano incentivarle a produrre sul nostro territorio, in modo da renderci meno “vulnerabili” a future carenze». Tra i fattori di «vulnerabilità» dell’Italia e dell’Europa c’è infatti la dipendenza nella produzione di alcuni principi attivi e materie prime. «E’ essenziale prepararsi a eventuali blocchi delle forniture dall’estero e, quindi, rendersi autonomi», sottolinea Gemmato. «Durante la prima fase della pandemia - continua - la solidarietà internazionale ha funzionato poco. Pensiamo all’indisponibilità di inviare mascherine al nostro paese. Questo ci spinge ad aprirci all’idea di renderci quanto più possibili autonomi ed è anche su questo che ci metteremo a lavoro».

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