Epatite acuta nei bambini, quali cure? Sintomi, medicine e controlli: i consigli dei medici

«Evitare di somministrare antibiotici o altri farmaci, ogni caso va trattato a sé». I sintomi? Ittero e stanchezza

Epatite acuta nel bambini, quali cure? Dai controlli alle medicine, i consigli dei medici
di Graziella Melina
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Domenica 24 Aprile 2022, 21:45 - Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 16:47

Di fronte al picco di casi di epatite sconosciuta individuati nel Regno Unito e alle 17 segnalazioni di possibili infezioni in tutta Italia indicati dal ministero della Salute, la preoccupazione dei genitori è evidente. E il timore è che i dati possano continuare a crescere. «Al 21 aprile – ricorda Francesco Vaia, direttore generale dello Spallanzani – sono stati segnalati 169 casi di epatite acuta di origine sconosciuta da 11 paesi nella regione europea dell’Oms e un paese nella regione delle Americhe. I casi hanno un’età compresa tra 1 mese e 16 anni.

Diciassette bambini, il 10%, hanno richiesto un trapianto di fegato. È stato segnalato almeno un decesso».
Per il momento non esistono dati certi sulla diffusione di questa patologia a livello globale. Ma alcune caratteristiche dell’epatite di origine sconosciuta sono note. «Si tratta di una malattia ad esordio acuto - spiega Giuseppe Maggiore, direttore di Epatogastroenterologia e trapianti di fegato dell’ospedale Bambino Gesù di Roma- Il tempo di incubazione è breve, i segnali appaiono in circa 48 ore». Ma non sono semplici da decifrare. I sintomi infatti sono ad esempio il vomito, oppure una scarica di diarrea. La maggior parte dei casi segnalati finora indicano inoltre l’assenza di febbre. 

COSA FARE

Ecco perché, prima di pensare al peggio, è bene che i genitori facciano attenzione ad alcuni aspetti particolari. «Se una mamma o un papà si accorgono che il comportamento del figlio è diverso – mette in guardia Maggiore – cioè che il bimbo appare per esempio più stanco, è già un segnale importante, ed è l’occasione per rivolgersi al pediatra». Ma il vero campanello di allarme appare quando la malattia è già avanzata. «Il segno chiaro è l’ittero, cioè la colorazione giallastra della cute – dice ancora Maggiore –. Ma siamo in una condizione di concreta attenzione, e quindi necessariamente il bambino deve essere portato subito al pronto soccorso». 

I CONTROLLI 

Solo a questo punto i medici potranno valutare se si tratta di un malessere importante. A confermare un’eventuale epatite in corso saranno gli accertamenti diagnostici. «L’Oms raccomanda di eseguire test su sangue, siero, urina, feci e campioni respiratori – dice Vaia – nonché campioni di biopsia epatica, con un’ulteriore caratterizzazione del virus che includa sequenziamento. Altre cause infettive e non infettive devono essere studiate a fondo». Nei casi in cui si ipotizza una epatite, il bambino viene subito preso in carico da un centro specializzato. «Una epatite grave senza causa conosciuta è un fenomeno che osserviamo da sempre. Il problema in questi casi è il tempismo. Nel momento in cui c’è il timore che siamo di fronte a questa situazione occorre sottoporre il bambino agli esami e alle visite necessarie». 

 

I MEDICINALI

Solo a quel punto verranno prescritte le cure opportune a seconda del singolo caso. «Innanzitutto – precisa l’esperto del Bambino Gesù – questi bambini devono essere sorvegliati. La base della presa in carico è la terapia di supporto, che riceveranno in un centro specialistico. Occorre poi controllare giornalmente i parametri di funzione, valutare se hanno dei problemi riduzione del fattore di coagulazione». Inutile, quindi, far assumere a casa farmaci, magari a base di antibiotici. «La cura per l’epatite non è specifica. Non dimentichiamo che quando è in corso un’epatite nei bambini, in genere il fegato che viene danneggiato ha però la grossa capacità di rigenerarsi. Ma bisogna dargli il tempo». Intanto, sottolinea Vaia, «la priorità è determinare la causa per guidare le azioni di controllo e prevenzione. Sappiamo che le misure di prevenzione per l’adenovirus e altre infezioni comuni comprendono il lavaggio regolare delle mani e l’igiene respiratoria».

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