CureVac rilancia dopo il flop: nuovi test su fiale a mRna: «Efficaci con ogni variante»

CureVac rilancia dopo il flop: nuovi test su fiale a mRna «Efficaci con ogni variante»
di Francesco Malfetano
3 Minuti di Lettura
Giovedì 19 Agosto 2021, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 09:53

Un grande ritorno. È quello che potrebbe avere come protagonista entro la fine dell'anno il vaccino CureVac, ovvero la «quinta gamba del piano vaccinale italiano» come lo definì il commissario Figliuolo qualche tempo fa. Il vaccino mRna tedesco a cui l'azienda di Tubinga sta lavorando assieme alla britannica Gsk, avrebbe infatti superato le complicazioni che a giugno portarono ad una sua sostanziale bocciatura mostrando appena il 47 per cento di efficacia contro SarsCov2. Un fallimento che non ha portato le aziende a fermarsi anzi. Come annunciato ieri infatti, CureVac-Gsk hanno sviluppato una seconda generazione di vaccino che in base ai primi dati disponibili sarebbe molto efficace contro le varianti ad oggi considerate più pericolose, ovvero Delta, Beta e Lambda.

CureVac festeggia risultati vaccino anti Covid-19 sviluppato con GSK

I risultati preclinici

Tant'è che i primi risultati preclinici, ottenuti da test condotti sui macachi, sono ritenuti «incoraggianti» e mostrano per «il candidato vaccino anti-Covid a mRna di seconda generazione, CV2CoV», «evidenze di risposte immunitarie fortemente migliorate» rispetto alla prima generazione e una migliore protezione. «La forte risposta immunitaria e la protezione» osservate nei «test preclinici rappresentano un'importante pietra miliare per l'ulteriore sviluppo» di questa seconda generazione, ha dichiarato in una nota Rino Rappuoli, Chief Scientist e responsabile della ricerca e sviluppo di Gsk Vaccines.

In particolare a far ben sperare è lo studio (per ora disponibile in versione pre-print su bioRxiv, ovvero non ancora sottoposto alla revisione paritaria da parte della comunità scientifica) condotto sui macachi in collaborazione con Dan Barouch, del Beth Israel Deaconess Medical Center. La ricerca ha valutato esemplari vaccinati con il vaccino di prima generazione (CVnCoV) o con quello di seconda generazione, e con quest'ultimo è stata ottenuta una migliore attivazione delle risposte immunitarie innate e adattative, avendo come risultato l'insorgenza di una risposta più rapida, titoli più elevati di anticorpi e un'attivazione più forte delle cellule B e T della memoria rispetto al candidato di prima generazione. Presto ovviamente per cantare vittoria, prima serviranno i test sull'uomo che però, come riferisce la nota, inizierà come «studio clinico di fase 1 nel quarto trimestre del 2021».

Le varianti

Il vaccino quindi, potrebbe tornare utile per gestire al meglio quella fase di normalizzazione della pandemia che con buona probabilità ci aspetterà il prossimo anno. O almeno, trattandosi di un preparato basato su mutazioni virali isolate più recentemente, potrebbe essere più efficace anche nei confronti di nuove varianti che potrebbero insorgere. In ogni caso sarebbe una buona notizia anche perché l'Italia, che pure all'inizio della propria campagna vaccinale faceva affidamento sul vaccino CureVac, ha diritto a ben 30,2 milioni di dosi. Inoltre, altro aspetto da non sottovalutare nell'ottica di un'indipendenza a livello produttivo, i vaccini dell'azienda tedesca (al cui sviluppo ha partecipato il governo tedesco con 300 milioni di euro e, appunto, l'inglese Gsk con 150) sarebbero prodotti interamente in Europa e volendo anche nella Penisola, dove Gsk ha sedi ad Anagni e in provincia di Siena.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA