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Cure domiciliari per il Covid, le nuove indicazioni del ministero: «No agli antibiotici, ecco quando usare gli antivirali»

Tra le raccomandazioni, anche quella di "non utilizzare idrossiclorochina"

Cure domiciliari, le nuove indicazioni del ministero per gestire il Covid a casa
4 Minuti di Lettura
Venerdì 11 Febbraio 2022, 09:38 - Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 08:17

Cambiano le indicazioni per le cure domiciliari per gestire il Covid a casa grazie  ai nuovi farmaci antivirali e anticorpi monoclonali. Una nuova circolare del ministero della Salute aggiorna le indicazioni ai medici per il trattamento del virus nei pazienti non ricoverati, dando specifiche indicazioni per bambini e donne in gravidanza. Ecco il dettaglio.

Chi deve usare antivirali e anticopri monoclonali 

Le nuove terapie con anticorpi monoclonali e con antivirali, sono indicate per «soggetti con Covid lieve-moderato di recente insorgenza, non ospedalizzati e non in ossigenoterapia, che presentino fattori di rischio per lo sviluppo di forme gravi di malattia». In accordo con le specifiche determine autorizzative dell'Aifa, «la selezione del paziente da trattare con anticorpi monoclonali o con antivirali è affidata ai medici»

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La terapia per sintomatici, paucisintomatici e asintomatici 


Per i soggetti a domicilio asintomatici paucisintomatici le indicazioni sono di garantire un «costante e accurato monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente, inclusa la misurazione periodica della saturazione dell'ossigeno tramite pulsossimetria (si raccomanda di considerare come valore soglia di sicurezza per un paziente Covid-19 domiciliato il 92% di saturazione dell'ossigeno (SpO2) in aria ambiente)».

Per i sintomatici si consiglia l'uso di «paracetamolo o farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) in caso di febbre o dolori articolari o muscolari, a meno che non esista chiara controindicazione all'uso», riporta la circolare.  Soprattutto nei pazienti anziani si ricorda di garantire appropriate idratazione e nutrizione. Nel paziente immobilizzato, visto l'aumentato rischio di sarcopenia va garantito un appropriato apporto proteico.

Il ministero raccomanda inoltre di promuovere, nei limiti climici della condizione del paziente, «l'attività fisica a domicilio che, anche se limitata, contribuisce a prevenire le conseguenze dell'immobilizzazione  e dell'allettamento e può  consentire una riduzione dell'indicazione all'utilizzo dell'eparina».

 

Evitare gli antibiotici 

La circolare evidenzia che occorre «evitare l'uso empirico di antibiotici. La mancanza di un solido razionale e l'assenza di prove di efficacia nel trattamento di pazienti con la sola infezione virale da Sars-CoV2 non consentono di raccomandare l'utilizzo degli antibiotici, da soli o associati ad altri farmaci». Inoltre il
documento rimarca come «un ingiustificato utilizzo degli antibiotici può, inoltre, determinare l'insorgenza e il propagarsi di resistenze batteriche che potrebbero compromettere la risposta a terapie antibiotiche future. Il loro eventuale utilizzo è da riservare esclusivamente ai casi nei quali l'infezione batterica sia stata
dimostrata da un esame microbiologico e a quelli in cui il quadro clinico ponga il fondato sospetto di una sovrapposizione batterica».

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Non sospendere eventuali terapie già in atto 

Tra le raccomandazioni, anche quella di «Non utilizzare idrossiclorochina la cui efficacia non è  stata confermata in nessuno degli studi clinici randomizzati fino ad ora condotti; non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell'ambiente. E non modificare, a meno di stringente ragione clinica, le terapie croniche in atto per altre patologie (ad esempio terapie antiipertensive, ipolipemizzanti, ipoglicemizzanti, anticoagulanti o antiaggreganti, terapie psicotrope), in quanto si rischierebbe di provocare aggravamenti di condizioni preesistenti che possono avere anche un importante impatto sulla prognosi. Evitare l'uso di benzodiazepine, soprattutto ad alto dosaggio, in considerazione dei possibili rischi di depressione respiratoria».

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