Ospedali Gvm Care & Research:«Le patologie legate al cuore sono la prima causa di morte in Italia»

Ospedali Gvm Care & Research: causa morte cuore
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Martedì 15 Giugno 2021, 13:48 - Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 10:02

Le patologie che interessano il cuore sono la prima causa di morte in Italia con 240 mila decessi l’anno e nel 2020 il tasso di mortalità per infarto miocardico acuto è più che triplicato rispetto al 2019, a fronte di un calo dei ricoveri del 60% per il timore di contrarre il virus recandosi in ospedale. Lo dicono i dati della Società Italiana di Cardiologia.

«Sommando il numero di interventi di Cardiochirurgia ed Emodinamica eseguiti in un anno negli ospedali Gvm Care & Research, da Torino a Palermo, il Gruppo è tra i primi in Italia per volume di attività. - racconta il professor Giuseppe Speziale, cardiochirurgo, coordinatore delle cardiochirurgie del gruppo italiano GVM - Anche se una leggera flessione c’è stata, anche perché molti dei nostri ospedali sono diventati Covid Hospital, non abbiamo mai smesso di curare i pazienti cardiologici. Il risultato di non trascurare le patologie di interesse cardiologico è stato possibile grazie a un’organizzazione capillare e sinergica degli ospedali, che ha valorizzato tutte le risorse tecniche e soprattutto umane: team affiatati, tecnologie all’avanguardia e attenzione al benessere e al comfort del paziente. Abbiamo puntato sull’umanizzazione delle cure, che è da sempre prioritaria per noi, e sulla formazione. Le tecnologie e l’innovazione in campo cardiochirurgico hanno un ruolo importantissimo. Pazienti un tempo considerati inoperabili oggi vengono sottoposti a intervento chirurgico con buone probabilità di riuscita. Un altro aspetto fondamentale è la personalizzazione delle cure: poter disporre di una varietà di approcci terapeutici e tecnologie consente al medico di poter scegliere sempre la miglior soluzione possibile»

Dal 2012 al 2019, secondo l’Agenas, la mortalità media a 30 giorni dal ricovero per infarto miocardico acuto è scesa dal 9,95% al 7,9%, sono diminuiti alcuni interventi di cardiochirurgia, ma aumentate le angioplastiche. In questo senso la diagnosi precoce e i corretti stili di vita hanno fatto diminuire la mortalità per problemi cardiologici in Italia, sia nell’emergenza che nell’attività programmata. C’è ancora molto da fare, come ad esempio abbassare i tassi di tabagismo nella popolazione, ma la pandemia ha da un lato stressato la consapevolezza di prendersi cura del proprio stato di salute e mettere in atto strategie di prevenzione e protezione. Le dieci cardiochirurgie del gruppo GVM in Italia hanno eseguito 1.772 interventi di bypass aortocoronarico, il 12,49% del totale degli interventi fatti in Italia (14.185) e il 31,17% del totale di quelli in tutti gli ospedali privati accreditati.

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Nella classifica degli ospedali per volumi di ricovero per questo tipo di intervento, al 7° posto a livello nazionale c’è una struttura GVM, il Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna). Il gruppo ha stressato la necessità di condividere i dati estratti dall’assistenza e dalle cartelle cliniche e nell’integrazione in organico di chirurghi giovani (45 anni circa) a cui affiancare professionisti più esperti, in un’ottica di crescita e scambio reciproci e ha investito sulla chirurgia mini invasiva, che permette un approccio soft sul malato, una sua ripresa più veloce, meno rischi di infezioni e un tasso più alto di sopravvivenza.

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