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Crisanti: «Morti Covid? Giusto continuare a contarli così». Ecco come funziona il report dei decessi

La conta quotidiana dei decessi per Sars-Cov2 continua a presentare numeri alti

Covid e morti, Crisanti e Anelli: «Giusto continuare a contarli così».
3 Minuti di Lettura
Sabato 5 Febbraio 2022, 16:46 - Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio, 09:24

Giusto continuare a calcolare il numero di morti così, come abbiamo afatto finora. Lo dice Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova.

«Il calcolo dei morti per Covid in Italia» da molti giudicato troppo alto e quindi bisognoso di una revisione nel metodo «è assolutamente giusto», secondo il virologo veneto, che aggiunge «è semplice questione di logica matematica» e chi vuole conteggiarli in altro modo «sbaglia», dice all'Adnkronos Salute. Crisanti spiega: «La probabilità di una persona anziana 80-85enne con diverse patologie di morte indipendentemente dal Covid in un singolo giorno è di uno a mille, e nella stessa fascia di età la probabilità che questa persona sia infetta da Covid è di 4 su mille, quindi la probabilità che una persona muoia di qualsiasi altra patologia e sia infettata da Covid, e che il Covid non c'entri nulla è bassissima pari a 4 su 1 milione. Dunque il contributo per cause proprie in coincidenza con Covid è irrisorio». Per questo «il calcolo che si fa oggi è giusto».

Dello stesso avviso è Filippo Anelli, il presidente della Federazione degli Ordini dei medici. «Se uno muore ed è positivo al Covid deve essere classificato, come è stato fatto finora, tra i decessi ascrivibili alla malattia, in quanto la sopravvenienza della patologia da Covid rappresenta una concausa della morte». Il dibattito è legato all'alto numero dei decessi quotidiani in Italia, sul quale molti invocano una modalità differente di conteggio. Eppure quei morti esistono ed è un fatto che prima di morire abbiano contratto la malattia Covid-19.

Anelli punta, poi, anche il dito contro i prolungati tagli al Servizio sanitario nazionale, che negli anni hanno portato a una forte riduzione del personale, causa anche di una «difficoltà oggettiva nell'erogare l'assistenza. Questo - sottolinea - determina un sistema meno efficiente, un sistema che spesso non ce la fa ad assistere in maniera adeguata, nei modi e nei tempi necessari. In altre parole: se si arriva in ospedale tardi, se negli ospedali manca personale anche i rischi salgono».

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