Crisanti: «Dovremmo avere 15-20mila contagi, ne contiamo solo 2-3mila. Discrepanza fra casi e decessi»

Secondo il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova, gli attuali dati sui contagi in Italia per Covid non sarebbero una fotografia attendibile della realtà.

Crisanti: «Dovremmo avere 15-20mila contagi al giorno, troppa discrepanza fra casi e decessi»
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Lunedì 11 Ottobre 2021, 18:25 - Ultimo aggiornamento: 18:35

Secondo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova, gli attuali dati sui contagi in Italia per Covid non sarebbero una fotografia attendibile della realtà. Intervenuto a "24Mattino" su Radio 24 il virologo ha detto: «Oggi in Italia abbiamo 30-40 decessi al giorno e abbiamo un numero ridicolo di infezioni. Evidentemente c'è una discrepanza ingiustificabile, perché in tutti gli altri Paesi d'Europa e del mondo c'è un rapporto di uno a mille rispetto ai numeri dei casi e dei decessi, quindi dovremmo avere anche noi un numero molto più grande di contagi. La gente pensa: "Abbiamo 1.000 casi, è finito tutto". Invece non è finito tutto. Quello che conta è chi fa i tamponi: se noi nel computo mettiamo tutta la gente che si fa il tampone perché deve andare a lavorare, per lasciapassare sociale, è chiaro che le incidenze sono bassissime». Invece, «se i tamponi vengono usati ad esempio per la sorveglianza nelle classi, il risultato è completamente diverso».

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Crisanti: «Dovremmo avere 15-20mila contagi»

I numeri dei contagi nel nostro Paese, dunque, per Crisanti sono diversi da quelli contabilizzati formalmente, e spiega il perché: «In genere bisogna prendere il numero di decessi, dividerlo per 2 e moltiplicarlo per 1.000. Quindi, avendo tra i 30 e 40 decessi, avremmo tra i 15mila e i 20mila contagiati in Italia».

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Crisanti: «Green pass duri 6 mesi per vaccinati, 24 ore per tampone»

«Il Green pass per avere un impatto sulla trasmissione» di Sars-CoV-2 «dovrebbe essere limitato a chi ha fatto la seconda dose» di vaccino anti-Covid per una durata di «6 mesi» e «a chi ha fatto il tampone» per una durata di «24 ore. È chiaro che questa non è una cosa praticabile, no?».

Il virologo Andrea Crisanti torna a ribadire come a suo avviso dovrebbe essere concepito il certificato verde per essere uno strumento di sanità pubblica. Con le caratteristiche che ha oggi, ha detto l'esperto, «è un'anomalia, perché la protezione del vaccino per quanto riguarda l'infezione dopo 6 mesi passa dal 95 al 40%, quindi aver protratto la validità del vaccino da 6 mesi a un anno non ha nulla di scientifico». «Anche il fatto del tampone dopo 2-3 giorni - ha aggiunto il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova - non c'è nulla che giustifichi misure di questo genere, perché una persona si può infettare il giorno dopo. Oppure, quando fai il tampone puoi essere ancora infetto a livelli bassi e dopo tre giorni hai una carica pazzesca. Il Green pass è una misura per indurre la popolazione a vaccinarsi», e «abbiamo raggiunto livelli importanti di vaccinazione» grazie a questo strumento.

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