Terza ondata Covid, contagi in crescita. Cauda (Gemelli): «Temiamo che a gennaio il virus diventi più forte»

Covid, Cauda (Gemelli): «Preoccupazione per gennaio, vaccino unica vera svolta»
di Lorena Loiacono
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Giovedì 31 Dicembre 2020, 20:45 - Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio, 10:42

È terminato così il 2020, con i contagi in crescita e i pazienti in terapia intensiva che continuano ad aumentare. E con i timori per quello che accadrà nel nuovo anno. La seconda ondata non accenna a perdere quota e l'incognita legata alle feste ora fa paura. Ieri infatti sono stati registrati 24.477 nuovi casi di Covid e quindi il rapporto tra positivi e test è cresciuto ancora una volta, di tre punti arrivando al 12,6%. Non solo, i morti sono stati 555 e i nuovi pazienti ricoverati in terapia intensiva sono stati 27.

Professore Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma, che cosa sta accadendo?

«Indubbiamente il virus sta circolando e le misure di mitigazione messe in atto, tra restrizioni, zone rosse e distanziamento, fanno quel che possono ma non riescono a bloccare l'infezione e la diffusione della malattia. L'unica vera svolta sarà il vaccino».

A che punto siamo in Italia?

«Siamo nel pieno della seconda ondata della pandemia. E viviamo una reale preoccupazione di quel che può avvenire a gennaio».

Perché?

«Potrebbe arrivare un'ulteriore circolazione del virus, un ulteriore vigore. Dipende da quel che sta accadendo in questi giorni: tra due settimane sapremo se le misure restrittive hanno funzionato».

I contagi di questi giorni?

«Rappresentano il risultato di quel che è accaduto nella prima metà di dicembre. Dai primi giorni di dicembre si oscilla dall'8 al 10% di contagi. Questo ci dice che il virus sta circolando e non è certo un aspetto positivo. L'indice Rt si sta alzando, anche se comunque a livello nazionale resta sotto l'1%».

E' un dato positivo?

«Cerchiamo gli aspetti positivi: anche l'aumento delle terapie intensive delle ultime 24 ore, pari a 27 in più, non è altissimo e questo dato resta quindi sotto controllo. Ma parliamo di numeri che oscillano di giorno in giorno. E' importante tenere sotto controllo questi numeri perché il rischio è nel nuovo aumento dei ricoveri».

Gli ospedali rischiano di andare in affanno?

«Sì, i contagi purtroppo sono in crescita e abbiamo anche un elemento decisamente doloroso da tenere sotto controllo: il numero dei decessi».

Ancora troppo alto?

«Restiamo sempre sull'ordine delle centinaia ogni giorno. E' decisamente allarmante».

Che vuol dire questo?

«Vuol dire che la malattia è tutt'altro che dominata».

Ora arriva l'influenza, che accadrà?

«Osservando i dati di Influnet, sul monitoraggio delle infezioni respiratorie acute quindi in questo periodo dell'influenza, notiamo che la percentuale dei pazienti è più bassa rispetto al passato in questo periodo».

Merito del distanziamento?

«E' presto per dire se c'è un ritardo o se è merito delle vaccinazioni, del distanziamento o dell'uso della mascherina. Comunque per ora va bene così, è importante per non gravare ulteriormente sul lavoro degli ospedali».

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