Zona bianca Italia, ma dal Friuli alla Calabria quattro regioni rischiano il giallo: dai contagi ai ricoveri, ecco perché

Preoccupano tre aree nel Nordest ma anche il Sud registra criticità nei reparti ospedalieri

Zona bianca Italia, ma dal Friuli alla Calabria quattro regioni rischiano il giallo: dai contagi ai ricoveri, ecco perché
di Stefania Piras
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Sabato 6 Novembre 2021, 17:11 - Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 09:34

L'Italia rimane tutta in zona bianca ma com'è la situazione dei contagi? L’Rt italiano è tornato sopra a 1 (a 1,15). Nel Nord-Est (tre regioni) i casi sono in risalita e il regime dei colori (giallo, arancione, rosso) potrebbe tornare a scandire la vita quotidiana. Bisogna  guardare i posti letto occupati nei reparti ordinari e in terapia intensiva. Per orientarsi su cosa succederà nelle prossime settimane è inoltre necessario guardare a un altro, importante parametro: la percentuale di vaccinati contro il Covid che rappresenta il vero scudo anti epidemia. Il grafico mostra i livelli dei ricoveri nelle terapie intensive nei mesi che ci siamo lasciati alle spalle: man mano che avanzava la campagna vaccinale si sono ridotti. Un anno fa, a novembre, quando le somministrazioni del vaccino non erano partite la situazione era molto critica.

Secondo la mappa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), sono a bassa incidenza di contagi solo Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Sardegna, Molise e Basilicata.

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Come si entra in zona gialla?

Si passa dalla zona bianca alla zona gialla quando l’incidenza settimanale di nuovi casi supera i 50 contagi ogni 100mila abitanti, quando il tasso di occupazione in area medica sfora il 15%, e il tasso di occupazione in terapia intensiva va sopra il 10%. In zona gialla la mascherina va indossata anche all’aperto. 

Dove è aumentata l'incidenza? In ben 13 regioni. Friuli Venezia Giulia 139,6), Bolzano (189,1), Veneto (75,3), Trento (63), Campania (66,2), Lazio (63), Emilia Romagna (56,1), Calabria (52,5),  Liguria (52,1), Sicilia (51,7), Umbria (51,4), Toscana (57,7), Marche (50,02).

Le regioni che rischiano

Friuli Venezia Giulia: nel giro di tre settimane la regione ha visto raddoppiare l'incidenza di nuovi casi positivi. 51, 96 e infine 139 nuovi contagi ogni 100mila abitanti. Quest'ultimo dato spicca nell'ultimo monitoraggio Iss. I livelli di saturazione degli ospedali sono questi: 9% di occupazione delle terapie intensive e l'8% dei reparti ordinari. Non aiuta la vicinanza con la Slovenia, Paese che sconta una percentuale bassa di vaccinati e quindi la mobilità transfrontaliera può rappresentare un motivo di rischio in più.

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Il grafico in basso mostra quanto la situazione friulana si discosti dalla media nazionale. 

Bolzano: nella provincia autonoma l'incidenza è di 189 casi ogni 100mila abitanti. Ma soprattutto: un quarto della popolazione ha ritenuto di non doversi proteggere con il vaccino. Questo consente al virus di attecchire di più e meglio. Dai dati trasmessi all'Istituto superiore di Sanità, inoltre, si rileva che l'occupazione dei reparti ospedalieri in area non critica è pari all'11,6%, mentre le terapie intensive sono occupate al 3,8% (dato ancora sotto controllo rispetto alla soglia del 10%).

Veneto: l'incidenza è più alta della media nazionale  (75,3 ogni 100mila abitanti) ma i reparti ospedalieri appaiono sotto controllo. 3,1% il tasso di occupazione dei reparti ordinari e il 3,9% il tasso di occupazione delle rianimazioni. La vicinanza con l'Austria e il Friuli Venezia Giulia, però, induce il presidente Luca Zaia a fare un appello alla prudenza: «Il Veneto resta bianco ma non è una cosa scritta sulla pietra. Se continuiamo così, in poche settimane qualche viraggio di colore potrebbe accadere. Perché buttare il lavoro di mesi per mangiare le castagne in piazza?». 

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A sud preoccupa la Calabria

In Calabria si registra un affanno negli ospedali. Ha un'incidenza di 52 casi ogni 100mila abitanti ma un sistema sanitario che va sotto pressione facilmente. E infatti il 10,2% dei posti letto in area non critica risulta occupato: tanto basta a far scattare un campanello d'allarme se si pensa che il livello di guardia è il 15% e che i numeri sono in aumento. Le terapie intensive sono sature, invece, al 4,7% e il dato è in peggioramento (la soglia è il 10%). 

Nel grafico in basso la rilevazione dei dati in Calabria al 5 novembre 2021

In Sicilia il 9% dei posti letto dei reparti ospedalieri di area non critica sono occupati. In Campania gli stessi posti letto sono occupati al 7%. Stesso dato per la Basilicata che però ha le terapie intensive vuote. 

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