Covid, cosa c'è ancora da sapere sull'origine del virus? dalla Bat Woman di Wuhan agli 007 Usa

Covid, cosa c'è ancora da sapere sull'origine del virus? dalla Bat Woman di Wuhan agli 007 Usa
di Alessandro Strabioli
7 Minuti di Lettura
Lunedì 7 Giugno 2021, 14:27 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 10:50

Quasi assente da un anno dal dibattito pubblico, l'ipotesi di un incidente di laboratorio come origine della pandemia di Covid-19 è sempre più discussa, sulla stampa ma anche nel mondo accademico, mentre quella di un naturale "traboccamento zoonotico" resta a tutt'oggi considerata la più probabile da un gran numero di scienziati. Eppure, al presidente degli Stati Uniti Joe Biden non sono certo sfuggiti i crescenti dubbi da parte della comunità accademica, al punto da annunciare, il 26 maggio, di aver chiesto ai suoi servizi di intelligence un rapporto dettagliato sulla questione.

Se il dubbio si è placato, è innanzitutto perché a quasi diciotto mesi dall'inizio dell'epidemia le ricerche effettuate non hanno messo in luce l'antenato più prossimo di SARS-CoV-2 sugli animali che avrebbe potuto fare da ponte tra il pipistrello e uomo. Non è ancora stato identificato alcun host intermedio. Inoltre, nuovi elementi indicati sui social network da ricercatori indipendenti e anonimi - in particolare raccolti in un collettivo informale denominato "Drastic" - nel corso dei mesi hanno evidenziato il non detto e le contraddizioni delle autorità e dei ricercatori cinesi, nonché l'opacità di alcune ricerche condotte a Wuhan. Questi elementi, come altri, sollevano diversi interrogativi. 

Wuhan, il capo del laboratorio nel 2015: «Un nuovo virus potrebbe infettare l'uomo». E Fauci chiede alla Cina le cartelle cliniche

Il documento

Sebbene particolarmente esplosivo, il comunicato stampa era passato piuttosto inosservato. Il 15 gennaio, nelle ultime ore dell'amministrazione Trump, il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato di aver "ragione di credere che diversi ricercatori del WIV (Wuhan Institute of Virology) si fossero ammalati nell'autunno del 2019, prima della scoperta del primo positivo da Coronavirus. I ricercatori in questione, aveva aggiunto il Dipartimento di Stato, avevano presentato «sintomi corrispondenti sia al Covid-19 che alle comuni malattie stagionali». Quattro mesi dopo, il Wall Street Journal ottiene l'accesso a un rapporto dei servizi segreti americani che afferma che i tre ricercatori del WIV si erano «ammalati a novembre 2019 per poi essere ricoverati in ospedale». Il quotidiano, però, ha anche aggiunto che l'affidabilità delle delle fonti hanno valutazioni divergenti. Tuttavia, anche se fosse possibile dimostrare la veridicità del rapporto, ciò non porterebbe alla conclusione di un incidente di laboratorio: gli scienziati del WIV che si sono ammalati a novembre potrebbero aver contratto la malattia al di fuori del loro posto di lavoro.

“Bat Woman” e lles 

lles Demaneuf, 52 anni, è uno scienziato di dati presso la Bank of New Zealand ad Auckland. All'inizio della scorsa primavera, mentre le città di tutto il mondo stavano chiudendo per fermare la diffusione di COVID-19, Demaneuf - come riporta un lungo articolo di Vanity Fair - ha iniziato a documentarsi sulle origini del SARS-CoV-2, il virus che causa la malattia. La teoria prevalente era che fosse passato dai pipistrelli ad alcune altre specie prima di fare il salto agli umani in un mercato in Cina, dove alcuni dei primi casi sono comparsi alla fine del 2019. Il mercato all'ingrosso di Huanan, nella città di Wuhan, è un complesso di banchi dove si vendono pesce, carne, frutta e verdura. Una manciata di venditori offriva anche animali selvatici vivi - una possibile fonte del virus.

Questa non era l'unica teoria, però. Wuhan è anche sede del più importante laboratorio di ricerca sul coronavirus della Cina, che ospita una delle più grandi collezioni al mondo di campioni di pipistrelli e ceppi di virus dei pipistrelli. Il principale ricercatore sul coronavirus del Wuhan Institute of Virology, Shi Zhengli, è stato tra i primi a identificare i pipistrelli ferro di cavallo come serbatoi naturali per SARS-CoV. Dopo la SARS, i pipistrelli sono diventati un importante oggetto di studio per i virologi di tutto il mondo e Shi è diventata nota in Cina come "Bat Woman" per la sua esplorazione senza paura delle loro caverne per raccogliere campioni. Più di recente, Shi e i suoi colleghi del WIV hanno eseguito esperimenti di alto profilo che hanno reso i patogeni più infettivi. Per questo, a molti è sembrato naturale chiedersi se il virus che ha causato la pandemia globale fosse in qualche modo trapelato da uno dei laboratori del WIV, una possibilità che Shi ha strenuamente negato.

E la sicurezza?

Il 19 febbraio 2020, The Lancet, tra le riviste mediche più rispettate e influenti al mondo, ha pubblicato una dichiarazione che respingeva categoricamente l'ipotesi della perdita di laboratorio, definendola effettivamente una cugina xenofoba del negazionismo del cambiamento climatico e dei no-vax. Firmata da 27 scienziati, la dichiarazione esprimeva «solidarietà con tutti gli scienziati e gli operatori sanitari in Cina» e affermava: «Siamo uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un'origine naturale». La dichiarazione di Lancet ha effettivamente posto fine al dibattito sulle origini del COVID-19 prima che iniziasse. Per Gilles Demaneuf era come se la questione fosse stata «inchiodato alle porte della chiesa», simulacro della verità per eccellenza, stabilendo la teoria dell'origine naturale come ortodossia. «Tutti dovevano seguirlo. Tutti erano intimiditi». A lui, questa dichiarazione sembrava non contenere prove o informazioni. E così ha deciso di iniziare la sua personale indagine in modo, senza avere idea di cosa avrebbe trovato.

Demaneuf iniziò a cercare schemi nei dati disponibili e non passò molto tempo prima che ne individuasse uno. Si diceva che i laboratori cinesi fossero ermetici, con pratiche di sicurezza equivalenti a quelle degli Stati Uniti e di altri paesi sviluppati. Ma Demaneuf scoprì presto che dal 2004 si erano verificati quattro incidenti di laboratorio relativi alla SARS, due dei quali avvenuti in un laboratorio di punta a Pechino. A causa del sovraffollamento, un virus SARS vivo che era stato disattivato in modo improprio, era stato spostato in un frigorifero in un corridoio. Uno studente laureato l'ha poi esaminato nella stanza del microscopio elettronico e ha scatenato un'epidemia.

Demaneuf ha pubblicato le sue scoperte in un post su Medium, intitolato «Il buono, il brutto e il cattivo: una recensione di SARS Lab Escapes». A quel punto, aveva iniziato a lavorare con un altro investigatore da poltrona, Rodolphe de Maistre. Direttore di un progetto di laboratorio con sede a Parigi che aveva precedentemente studiato e lavorato in Cina, de Maistre era impegnato a sfatare l'idea che l'Istituto di virologia di Wuhan fosse un vero e proprio “laboratorio”. Infatti, il WIV ospitava molti altri centri di studio che lavoravano sui coronavirus, ma solo uno di loro ha il più alto protocollo di biosicurezza: BSL-4, in cui i ricercatori devono indossare tute pressurizzate per tutto il corpo con ossigeno indipendente. Altri sono designati BSL-3 e persino BSL-2, più o meno sicuri quanto lo studio di un dentista.

DRASTIC

Dopo essersi collegati online, Demaneuf e de Maistre hanno iniziato a mettere insieme un elenco completo di laboratori di ricerca in Cina. Quando hanno pubblicato le loro scoperte su Twitter, sono stati presto raggiunti da altri utenti in tutto il mondo. Alcuni erano scienziati all'avanguardia presso prestigiosi istituti di ricerca. Altri erano appassionati di scienza. Insieme, hanno formato un gruppo chiamato DRASTIC, abbreviazione di Decentralized Radical Autonomous Search Team Investigating COVID-19. Il loro obiettivo dichiarato era risolvere l'enigma dell'origine di COVID-19.

I ricercatori di DRASTIC si sentivano spesso come soli nel deserto, lavorando sul mistero più grande e urgente del mondo. Non erano soli. Ma gli investigatori all'interno del governo degli Stati Uniti che ponevano domande simili operavano in un ambiente politicizzato e ostile all'apertura di un'inchiesta come qualsiasi camera di risonanza di Twitter. Quando lo stesso Trump ha lanciato l'ipotesi della fuga dal laboratorio lo scorso aprile, la sua indole a dividere, la sua mancanza di credibilità, il suo passato oscuro, la sua tutt'altro che latente xenofobia hanno reso le cose più impegnative per coloro che, più o meno in buona fede, cercavano la verità.

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