Covid, allarme Oms: «Oltre 2,2 milioni di morti in Europa entro la primavera»

La scorsa settimana i decessi sono aumentati a quasi 4.200 al giorno, raddoppiando dai 2.100 decessi al giorno alla fine di settembre

Covid, «Oltre 2,2 milioni di morti in Europa entro la primavera»: l'allarme Oms
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Martedì 23 Novembre 2021, 13:09 - Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 09:19

Il Covid, tornato a far paura in Europa nella sua quarta ondata pandemica, porterà con sé nella prossima primavera ancora oltre 2,2 milioni di morti. A lanciare l'allarme è l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che registra un raddoppiamento dei casi giornalieri nell'ultima settimana rispetto a quelli dello scorso settembre. 

Oms: «Covid-19 prima causa di morte in Europa e in Asia centrale»

L'Europa «rimane nella stretta morsa della pandemia di Covid-19». E le previsioni non fanno ben sperare. «Possiamo aspettarci che gli ospedali saranno sotto stress per i ricoveri in 25 Paesi e per le terapie intensive in 49 dei 53 paesi» della regione europea «tra oggi e il 1 marzo 2022». Non solo. «Si prevede che i decessi cumulativi segnalati raggiungeranno oltre 2,2 milioni entro la primavera del prossimo anno, sulla base delle tendenze attuali». È l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa. «La scorsa settimana, i decessi segnalati a causa di Covid-19 - elenca l' Oms Europa - sono aumentati a quasi 4.200 al giorno, raddoppiando dai 2.100 decessi al giorno alla fine di settembre. Nel frattempo, i decessi segnalati cumulativi per il virus hanno superato la soglia di 1,5 milioni per i 53 paesi di questa regione. Oggi, il Covid-19 è la prima causa di morte in Europa e in Asia centrale, come riportato dall'Institute for Health Metrics and Evaluation».

 

«Progessi non abbastanza rapidi, fare di più»

«L'agenda di riforma della risposta alla pandemia si sta muovendo, ma non abbastanza velocemente». Gli sforzi ci sono, ma risultano ancora «irregolari», e l'iniquità sui vaccini anti-Covid non è ancora superata. I capi di Stato e di Governo devono unirsi e fare di più in maniera più coesa. È il monito che arriva dalle due ex presidenti del panel di esperti indipendenti istituito dall'Organizzazione mondiale della sanità per affrontare il tema della preparazione e risposta alla pandemia, l'ex primo ministro neozelandese Helen Clark ed Ellen Johnson Sirleaf, ex presidente della Liberia e premio Nobel per la Pace 2011. Mentre Covid-19 continua a causare malattie, morti e perdite economiche, il lavoro di riforma della risposta a eventi come questo è partito ed è in corso, ma per porre fine a questa pandemia e prepararsi alla prossima minaccia per la salute globale serve un lavoro di squadra che permetta di compiere progressi più rapidi, esortano le due esperte che hanno guidato l'Independent Panel for Pandemic Preparedness and Response, presentando un nuovo rapporto intitolato 'Losing Time: End this pandemic and secure the future'.

Era maggio 2021 quando il panel pubblicava i risultati della sua attività di analisi. Nel report finale si raccomandavano delle azioni immediate per porre fine a Covid e un pacchetto di soluzioni di riforma internazionali interconnesse, destinate a impedire che un'epidemia futura diventi un'altra devastante pandemia. Nel rapporto di oggi si fa il punto sui progressi. Per Clark e Sirleaf gli sforzi sono ancora «frammentati, mentre la pandemia continua a ritmo sostenuto». In soli 6 mesi dalla presentazione del piano d'azione, almeno 90 milioni di persone in più hanno contratto Covid-19 e 1,65 milioni di persone in più sono morte. «Di grave e urgente preoccupazione rimane l'iniquità dei vaccini» anti-Covid, «che è cambiata molto poco dal maggio 2021».

Terza dose, la svolta: si può fare dopo 5 mesi

L'analisi mostra una copertura completa molto bassa nei Paesi più poveri, in alcuni pari a meno dell'1% della popolazione. «Il nostro gruppo di esperti ha calcolato che c'erano almeno un miliardo di dosi disponibili da ridistribuire ai Paesi a basso reddito entro l'1 settembre di quest'anno», ha affermato Sirleaf. «Eppure, mentre i Paesi ricchi hanno preso impegni pubblici, solo una frazione delle dosi ridistribuite è stata effettivamente consegnata». «l'idea che un operatore sanitario» in un Paese povero «non sia protetto, mentre i sani e i ricchi ricevono dosi di richiamo - ha ammonito - dovrebbe presentare un profondo dilemma morale. A questo c'è solo una soluzione: l'equità del vaccino». Su questo il report segnala progressi nelle donazioni promesse fino al 2022, anche se la consegna deve essere pianificata, più rapida ed effettuata in modo trasparente.

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