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Covid, più morti e meno nascite: divario record per il virus

Covid, più morti e meno nascite: divario record per il virus
di Luca Cifoni
4 Minuti di Lettura
Martedì 2 Febbraio 2021, 08:13 - Ultimo aggiornamento: 08:18

Quando a marzo fu decretato un lockdown del tutto inatteso, nel Paese ci si interrogava tra il serio e il malizioso sull'effetto di quella situazione sulle nascite future. Chi sosteneva che la convivenza forzata avrebbe potuto rianimare le statistiche della natalità dovrà con tutta probabilità ricredersi: anche in assenza di dati definitivi, le anticipazioni su alcune grandi città di cui dispone l'Istat permettono di stimare nel mese di dicembre una riduzione delle nuove culle di oltre il 20 per cento: dato che proietta il totale del 2020 al di sotto della soglia di 400 mila bambini. Viene invece provvisoriamente quantificato in 726 mila il numero dei decessi nell'anno orribile che si è concluso da poco; il che porta oltre quota trecentomila, ai livelli del 1918, il saldo negativo tra nati e morti. Lo scritto in cui Gian Carlo Blangiardo, presidente dell'istituto di statistica, fornisce le prime valutazioni sugli andamenti demografici (che saranno prossimamente comunicati in dettaglio) contiene poi ulteriori elementi di riflessione, disegnando anche un crollo dei matrimoni che a sua volta avrà effetti sulle scelte riproduttive future e una significativa riduzione delle migrazioni da e per il nostro Paese.

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L'esplosione

Le cifre sulla mortalità risentono pesantemente oltre che dell'esplosione del Covid dal mese di marzo in poi anche della dolorosa seconda ondata. L'Istat è in condizione di stimare il numero complessivo dei morti (per tutte le cause) in tempi più rapidi rispetto al passato, grazie all'Anagrafe nazionale della popolazione residente. Il totale a fine novembre è stato previsto in quasi 665 mila: aggiungendone altri 62 mila ipotizzabili per il mese di dicembre si arriva (con gli arrotondamenti) a quota 726 mila. Cioè oltre una soglia che era stata superata nel corso della seconda guerra mondiale, su una base di popolazione complessiva di popolazione più bassa. Se invece guardiamo al saldo tra nascite e decessi, che è negativo in Italia da molti anni, lo scarto di oltre trecentomila unità ci riporta ad un altro anno funesto della nostra storia, il 1918: quando le vittime dell'influenza spagnola rappresentarono circa la metà dei defunti totali, contati in 1,3 milioni.

Blangiardo nota che su base giornaliera la media 2020 è di 1990 casi, cioè 223 in più di quelli attesi sulla base dei valori registrati nel quinquennio precedente. E 200 è il numero medio dei morti per Covid nell'anno: il che vuol dire che l'eccesso di mortalità non diverge clamorosamente dai livelli calcolati conteggiando i decessi per Covid. In altre parole, il loro numero complessivo non si dovrebbe allontanare da quello calcolato ufficialmente. Saltano all'occhio però i diversi andamenti geografici, per effetto dei quali il numero dei morti registrati al Nord supera il 50 per cento del totale, con un incremento di quattro punti: al contrario la quota di Centro e Mezzogiorno si riduce.
Quanto alle nascite, la probabile discesa sotto quota 400 mila (per la prima volta dall'unità nazionale) dipende in modo essenziale dai numeri attesi per dicembre. Quelli complessivi ancora non ci sono, ma i dati di alcune grandi città che sommate danno circa 6 milioni di residenti suggeriscono una contrazione media di circa il 5 per cento nell'anno: che però comprende un -8 per cento a novembre e un quasi -22 a dicembre, cioè il mese corrispondente ai concepimenti del mese di marzo.

La Brexit

Ma poi ci sono i matrimoni, che si sono ridotti del 50 per cento, con un calo ancora più vistoso (-70%) per quelli religiosi. Non è difficile argomentare, come fa Blangiardo, che la natalità è destinata a declinare ancora, visto che tra l'altro le nascite all'interno del matrimonio rappresentano circa i due terzi del totale. Infine è vistoso anche l'effetto sulle migrazioni: quelle dall'estero hanno fatto registrare una contrazione del 42 per cento, quelle verso l'estero del 12, con il solo flusso verso il Regno Unito in controtendenza per via delle regolarizzazioni dovute alla Brexit.

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