COPRIFUOCO

Covid, Lopalco: «Presto contagi come in Francia, subito misure più severe. Comportarsi come fossimo in lockdown»

Sabato 24 Ottobre 2020
Covid, Lopalco: «Presto contagi come in Francia, subito misure più severe»

Coprifuoco, autocertificazione per muoversi, sullo sfondo la possibilità di ridurre gli spostamenti tra Regioni. Ma oltre a quanto già previsto, sono forse necessarie ulteriori misure «importanti» per condividere i contagi. Ne è convinto l'epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia Pier Luigi Lopalco, intervenuto a Sky TG24.

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«In questo momento dobbiamo cercare di anticipare la situazione epidemiologica, che nei Paesi vicini è evidente - ha detto - Dobbiamo intervenire subito con delle misure importanti perché altrimenti la direzione dei contagi è quella, non vedo perché in Italia non debba succedere quello che sta succedendo in Francia».

«Misure severe ovunque»

Apprensioni condivise dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che su facebook chiede al governo un intervento più restrittivo per far fronte all'emergenza coronavirus.

«Servono misure severe ovunque in Italia prima che i nostri ospedali siano sopraffatti - scrive Emiliano - I numeri dei contagiati sono troppo alti e serve diminuirli rallentando la circolazione delle persone. Si deve uscire di casa solo per lavorare, istruirsi o per altre gravi necessità». «La nostra vita sociale e familiare - prosegue - deve essere prudentissima. Si può accettare qualche rischio in più solo per garantire la sopravvivenza economica a tutti. Se si colpiscono attività economiche la regola deve essere che la sopravvivenza di quelle famiglie va garantita da tutti quelli che continuano a lavorare e a produrre reddito. Dobbiamo uscirne con unità, solidarietà e attenzione».

Come in lockdown

La situazione rispetto a marzo «è completamente diversa, perché a marzo abbiamo subito un'ondata pandemica senza preavviso e senza far nulla perché non sapevamo che stava covando questa serie di contagi. Orai i contagi li vediamo, li stiamo registrando e cerchiamo di controllarli. Dovremmo però individualmente e spontaneamente comportarci come se fossimo in lockdown», ha sottolineato Lopalco. «Ora - ha aggiunto - sappiamo bene che dobbiamo controllare i contagi ma non può farlo soltanto la Sanità perché non si riesce, è necessario prendere le misure cosiddette non mediche, come distanziamento sociale, mascherine e confinamento. Prima ancora di aspettare la decisione del Governo ogni italiano dovrebbe rendersi conto che la situazione è critica e dovrebbe limitare al minimo i contatti personali». In questo momento, rileva Lopalco, «le terapie intensive non sono un problema, ora il problema è la reperibilità dei posti letto ordinari. L'altro problema è il tracciamento sul territorio». «E' inutile parlare di cosa non ha funzionato - ha concluso - se non ci sono gli uomini non possiamo formarli in due mesi, ci vogliono dieci anni per formare uno specialista. In Italia sono anni e anni che siamo in carenza di personale».

Gli ospedali

Per Lopalco «in questo momento le terapie intensive non sono un problema, ora il problema è la reperibilità dei posti letto ordinari. L'altro problema è il tracciamento sul territorio, in Puglia ad esempio al momento stiamo reggendo ma se i numeri dovessero crescere il tracciamento dev'essere allentato perché non ci sono uomini». «E' inutile parlare di cosa non ha funzionato, se non ci sono gli uomini non possiamo formarli in due mesi, ci vogliono dieci anni per formare uno specialista. In Italia sono anni e anni che siamo in carenza di personale», ha concluso.

Allerta scuole

«E' indubbio che nelle ultime settimane nella fascia d'età scolastica c'è stato un aumento dei contagi, che però probabilmente sono avvenuti fuori dalle aule. All'interno delle aule c'è controllo e distanziamento, quindi non c'è un grosso rischio di contagio. In questo momento ci sono davvero pochi casi di focolai all'interno delle scuole», aggiunge in tv Lopalco. «Sembra - ha detto - che nelle strutture scolastiche i contagi non si stiano verificando, ma quello che si teme è ciò che succede fuori dalla scuola, all'ingresso, all'uscita e sui trasporti».

Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 01:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA