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Coronavirus, mortalità per infarto triplicata durante la pandemia. Gli esperti: «Rischiamo più morti che per il Covid»

Sabato 9 Maggio 2020
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Meno ricoveri e ritardi nelle cure: la mortalità per infarto è triplicata passando dal 4.1% al 13.7% in questo periodo di pandemia. Lo rileva uno studio nazionale portato avanti dalla Società Italiana di Cardiologia in 54 ospedali dal 212 al 19 marzo. La riduzione dei ricoveri è stata del 60% mentre i tempi sono aumentati del 39% a causa della paura del contagio, spiega il presidente Ciro Indolfi. La situazione rischia di bruciare 20 anni di prevenzione.

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«Se questa tendenza dovesse persistere e a rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19»: è il grido d'allarme della Società Italiana di Cardiologia (SIC), lanciato dal suo presidente, Ciro Indolfi, Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro, a seguito di uno studio nazionale in 54 ospedali che ha rilevato un forte aumento delle morti per infarto, con valori triplicati. «L'organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 - spiega - e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi e per timore del contagio i pazienti ritardano l'accesso e arrivano in condizioni sempre più gravi, con complicazioni, che rendono molto meno efficaci le cure salvavita come l'angioplastica primaria. Se questa tendenza dovesse persistere e a rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19».
 

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 15:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA