Covid, quanto dura l'infezione: per i pazienti più gravi anche 20 giorni

Covid, quanto dura l'infezione: per i pazienti più gravi anche 20 giorni
di Francesco Padoa
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Lunedì 30 Novembre 2020, 11:44 - Ultimo aggiornamento: 17:23

Per quanto tempo una persona che si è ammalata di coronavirus può essere contagiosa e quindi trasmettere l'infezione? Se si scopre di avere il nuovo coronavirus, quando si è più contagiosi e per quanto tempo lo si rimane? Fin dall’inizio della pandemia diversi studi hanno approfondito l’argomento indicando che un caso può essere contagioso già a partire da 48 ore prima dell’inizio della comparsa dei sintomi, che potrebbero anche passare inosservati, e fino a due settimane dopo l’inizio dei sintomi. La possibile trasmissione asintomatica o pre-sintomatica dell’infezione è una delle maggiori sfide, per contenere la diffusione del Covid-19 e indica la necessità di mettere rapidamente in quarantena i contatti stretti dei casi, per impedire l’ulteriore trasmissione dell’infezione.

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Ora una nuova ricerca definisce ancora meglio la "forchetta" del periodo di contagiosità. Le persone con coronavirus sono più contagiose circa due giorni prima dell'inizio dei sintomi e per cinque giorni dopo, secondo lo studio pubblicato su The Lancet. I ricercatori hanno esaminato 79 studi sul coronavirus Sars-Cov-2, insieme a 8 ricerche su Sars-Cov (causa della Sars) e altre 11 su Mers-Cov. Dai risultati si conferma che la persona è contagiosa già due giorni prima della comparsa dei sintomi e che il picco dell’infettività è molto probabilmente il momento in cui appaiono le prime manifestazioni e fino a cinque giorni dopo. In questo lasso di tempo, infatti, la quantità di particelle di rna virale – la cosiddetta carica virale – risulta più alta rispetto al periodo successivo e precedente. Dunque i pazienti Covid-19 sono molto più contagiosi nei primi cinque giorni di sintomi, mentre molto difficilmente restano infettivi oltre il nono. Ma alcuni pazienti che sono gravemente malati o hanno un sistema immunitario molto debole possono "liberarsi" del coronavirus anche non prima di 20 giorni.

 

Fra i 79 studi analizzati dalla ricerca in nessun caso il coronavirus è risultato ancora vivo dopo il nono giorno, nonostante frammenti di materiale genetico del virus fossero ancora rilevabili in vari campioni, in gola, nell’espettorato, nelle feci e nel sangue. In particolare, la permanenza media di questo materiale nelle alte vie respiratorie è in media di 17 giorni, con la durata massima rilevata negli studi pari a 83 giorni, quasi 3 mesi. Anche nei casi lievi, alcuni pazienti potrebbero impiegare circa una settimana per eliminare il virus, afferma la ricerca di The Lancet. I risultati forniscono una comprensione completa della loro cinetica virale e della durata della diffusione. La durata media di eliminazione di SARS-CoV-2  è stata di 17,0 giorni nel tratto respiratorio superiore (massimo 83 giorni), 14,6 giorni (massimo 59 giorni) nel tratto respiratorio inferiore, 17,2 giorni (massimo 126 giorni) feci e 16 ,6 giorni (massimo 60 giorni) nei campioni di siero. La durata media aggregata di eliminazione di SARS-CoV-2 è stata positivamente associata all'età. Nessuno studio ha rilevato virus vivi oltre il 9° giorno di malattia, nonostante cariche virali persistentemente elevate.

La ricerca mostra che, nonostante l'evidenza di una prolungata diffusione dell'Rna di SARS-CoV-2 nei campioni respiratori e di feci, il virus vitale sembra essere di breve durata. Quantità elevate di SARS-CoV-2 vengono rilevate all'inizio del decorso della malattia, con un picco precoce osservato al momento della comparsa dei sintomi fino al giorno 5° della malattia; questa scoperta probabilmente spiega l'efficiente diffusione di SARS-CoV-2 rispetto a SARS-CoV e MERS-CoV. Ciò ha importanti implicazioni per la trasmissione della SARS-CoV-2 nella comunità e nell'ambiente ospedaliero, sottolineando l'importanza della ricerca precoce dei casi e del pronto isolamento, nonché dell'educazione pubblica sullo spettro della malattia. La ricerca mostra che le pratiche di isolamento dovrebbero essere avviate con l'inizio dei primi sintomi, che possono includere sintomi lievi e atipici, precedenti sintomi tipici di COVID-19 come tosse e febbre. Tuttavia, dati i potenziali ritardi nell'isolamento dei pazienti, anche la strategia di individuazione precoce e isolamento potrebbe non essere completamente efficace nel contenere SARS-CoV-2.

Ora, dalla durata della contagiosità, dovrebbe derivare la durata della quarantena che in ogni Paese viene determinata. Finora non c'è stata uniformità non essendo stata definito esattamente il periodo di contagiosità. In Spagna si raccomanda che le persone infette si isolino per un minimo di 10 giorni dall'inizio della malattia. Negli Stati Uniti, il periodo è lo stesso e l'autorità sanitaria sta valutando di accorciarlo e potrebbe annunciare nuove linee guida entro questa settimana. A settembre, la Francia ha ridotto il periodo di isolamento da 14 a sette giorni e la Germania sta valutando di ridurlo a cinque giorni. In Italia al momento siamo a 14 giorni.

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