Covid, i bambini ora sono i più colpiti. «Vacciniamo anche loro»

La fascia tra i 5 e gli 11 anni è diventata quella con il più alto tasso di contagi

Covid, i bambini ora sono i più colpiti. «Proteggiamo anche loro»
di Mauro Evangelisti
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Giovedì 4 Novembre 2021, 22:24 - Ultimo aggiornamento: 6 Novembre, 10:19

Per la prima volta un documento ufficiale parla apertamente di vaccinare contro il Covid i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Nelle disposizioni inviate ieri alle Regioni dal commissario Francesco Figliuolo si parla del «probabile futuro allargamento dell’offerta vaccinale alla platea 5-11 anni». Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ripete: «Ci affideremo alle indicazioni degli scienziati, aspettiamo il via libera di Ema».

Prima di Natale si potrà cominciare a vaccinare i più piccoli. All’orizzonte c’è l’autorizzazione del vaccino Pfizer, che oggi può essere somministrato solo dai 12 anni in su. Marco Cavaleri (responsabile vaccini di Ema, l’agenzia europea del farmaco), conferma: «Le conclusioni sulla somministrazione del vaccino Comirnarty di Pfizer-Biontech per la fascia d’età tra i 5 e gli 11 anni dovrebbero arrivare a dicembre. Il vaccino per i bambini ha la stessa formulazione di quello degli adulti, ma la dose è un terzo».

Fda, negli Stati Uniti, si è già espressa favorevolmente nei giorni scorsi. Ma perché è necessario vaccinare anche i bimbi? Cavaleri: «Anche se le forme gravi di Covid-19 si sviluppano molto meno nei bambini che negli adulti, a volte comunque si manifestano. Ci sono bambini che per l’infezione da Sars-CoV-2 finiscono in ospedale, bambini che entrano in terapia intensiva e bambini che possono morire. E ci sono bambini che possono essere colpiti dalla sindrome multinfiammatoria tipica della popolazione pediatrica come complicanza di Covid».

In Italia cosa raccontano i numeri? Da una parte, è evidente che immunizzare i bambini serve anche a fermare la circolazione del virus. Sia pure in misura minore dell’anno scorso, nelle scuole elementari stanno tornando i focolai proprio perché i più piccoli non possono essere vaccinati. L’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità mostra che un nuovo caso su 4 ha meno di 19 anni e, in questa platea, poco meno della metà ha proprio tra i 6 e gli 11 anni. Non protetti dal vaccino, in bambini, in queste settimane, hanno una incidenza di nuovi casi positivi più alta degli adulti. Ci sono poi i numeri che descrivono gli effetti del coronavirus da inizio pandemia: sono morti per Covid in totale 17 bambini che avevano 10 anni o meno. In ottobre, in due settimane, tra i giovanissimi (in questo caso il dato è 0-19 anni) ci sono stati 84 ricoveri, di cui uno in terapia intensiva.

OBIETTIVO

Analizza il professor Carlo Federico Perno, direttore di Microbiologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma: «Se l’obiettivo è tutelare la salute del bambino, allora è utile vaccinarlo. Ci sono state centinaia di bambini con sintomi e patologie molto gravi, in tutto il mondo. Ritenere Sars-Cov-2 innocuo per i più piccoli è un grave errore. Pensiamo anche alla sintomatologia post guarigione. Il Covid è una patologia acuta che può lasciare residuati, problemi seri la cui durata può essere anche molto lunga. Un bambino può infettarsi, ammalarsi e, sia pure in percentuale molto più bassa rispetto agli adulti, finire in terapia intensiva. Ma può anche avere conseguenze sulla sua vita futura».

Secondo il professor Perno c’è anche una ragione di salute pubblica che suggerisce di vaccinare i bambini: «La pandemia ormai in Italia riguarda quasi esclusivamente due categorie: i non vaccinati per scelta, dunque adulti, e stiamo parlando di milioni di persone, e gli under 12. Immunizzare i bambini, limita la circolazione del virus e difende anche i soggetti immunodepressi, i più fragili». In Israele hanno deciso di partire con la vaccinazione dei bambini, ma lasceranno la scelta ai genitori. «In Italia a una mamma o un papà indecisi direi: ogni anno ci sono 14 vaccini obbligatori che somministriamo, in sicurezza, a bambini ancora più piccoli. Abbiamo una esperienza maturata in sessant’anni. I benefici sono di certo superiori alle possibilità di effetti collaterali».

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