CORONAVIRUS

Coronavirus dei suini, una nuova insidia da monitorare: «Può replicarsi nelle cellule umane»

Lunedì 12 Ottobre 2020
Coronavirus dei suini, una nuova insidia da monitorare: «Può replicarsi nelle cellule umane»

Eclettici, plastici, adattabili: molti dei coronavirus che circolano nel mondo animale hanno le carte in regola per tentare il salto nell'uomo perché estremamente abili nell'adeguarsi a ospiti di specie diverse. La conferma arriva dal coronavirus che provoca la diarrea acuta nei suini (Sads-CoV): sebbene non abbia ancora infettato persone in carne e ossa, ha dimostrato di potersi replicare in cellule umane coltivate in provetta, finendo così nella lista dei "sorvegliati speciali". Gli indizi a suo carico sono raccolti in uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas) dal team di Ralph Baric, uno dei maggiori esperti internazionali di coronavirus, che lavora negli Stati Uniti presso l'Università del Nord Carolina.

 

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«I coronavirus che possono passare dagli animali all'uomo rappresentano una minaccia continua, ma gli innumerevoli virus animali circolanti complicano l'identificazione di quelli ad alto rischio che minacciano la salute umana», scrivono i ricercatori. Nel loro studio, in particolare, hanno preso in esame il virus suino Sads-CoV: probabilmente evoluto da un coronavirus dei pipistrelli, è stato scoperto pochi anni fa e ha già colpito duramente alcuni allevamenti nel sud della Cina. Siccome il maiale è un importante ospite intermedio per virus responsabili di epidemie nell'uomo, i ricercatori hanno provato a sintetizzare il genoma di Sads-CoV in laboratorio per poi saggiare le sue potenzialità in provetta. Hanno così scoperto che il virus può replicarsi in maniera efficiente in varie tipologie di cellule di mammiferi, comprese cellule umane di fegato, intestino e polmoni.

 

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«Questo non è un dato particolarmente allarmante», rassicura Carlo Perno, direttore della microbiologia all'Ospedale Bambino Gesù di Roma. «Sappiamo che nel mondo animale circolano centinaia di coronavirus e molti sono quelli che possono passare all'uomo: questi virus sono infatti noti per la loro elevata capacità di adattarsi a nuovi ospiti. Il salto tra specie geneticamente affini è un fenomeno comune e il virus suino SadsCoV2 ce lo conferma». Scoprirlo per tempo, però, può essere doppiamente utile: da un lato può aiutarci a monitorare la situazione negli allevamenti, mentre dall'altro può favorire la ricerca di farmaci per fermare un'eventuale epidemia, nel caso in cui il virus arrivasse all'uomo.

 

In questo senso lo studio di Ralph Baric ha individuato un primo potenziale farmaco in grado di bloccare la replicazione di Sads-CoV: si tratta di remdesivir, l'antivirale già in sperimentazione contro Covid-19. Proprio il virus SarsCoV2 responsabile della pandemia è stato trovato in una donna messicana di 54 anni, risultata positiva anche al virus influenzale H1N1. «Può accadere - conferma Perno - perché i due virus riconoscono dei bersagli nell'apparato rspiratorio che non sono perfettamente sovrapponibili, quindi possono ritrovarsi contemporaneamente nella stessa persona. Questo non deve far temere che dal loro incontro si generi qualche super virus: sono così diversi fra loro che l'ipotesi del riassortimento risulta assolutamente improbabile».

 

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