Coronavirus, l'infettivologo Mastroianni: «Con le aperture al Nord, possibili focolai al Sud»

Mercoledì 6 Maggio 2020

Un numero non basta per dichiarare che la battaglia contro il Covid-19 è vinta. Vero che in Lombardia il tasso di contagio R0, ovvero il “numero di riproduzione di base” che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, è sceso a 0,75. Tuttavia questo dato «è utile come parametro generale, ma non è l’unico che rileva la diffusione dell’epidemia. L’ideale è zero, se è superiore significa che il virus sta ancora circolando», afferma il professor Claudio Mastroianni, ordinario di Malattie infettive alla Sapienza e direttore della Uoc di Malattie infettive dell’Umberto I.

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È quindi un po’ troppo ottimista dire che va tutto bene, professor Mastroianni?
«Premettendo che, considerato da dove partiva la Lombardia, lo 0,7 è un grande successo e che l’R0 è un indice riconosciuto da tutte le autorità, dobbiamo tenere conto anche di una serie di indicatori che il ministero della Salute ha individuato: accessi in pronto soccorso, ricoveri nelle terapie intensive, nuovi pazienti positivi. Tutti elementi che vengono inviati quotidianamente al ministero che può intervenire immediatamente con lockdown mirati».
Non c’è stata un’eccessiva accelerazione tra tutto chiuso e tutti al lavoro in regioni come Piemonte e Lombardia?
«Avendo osservato l’andamento delle ultime settimane, comunque positivo, non era più possibile attuare un piano di chiusure così aggressivo e restrittivo. L’importante è proseguire con la consapevolezza che il rischio di essere contagiati c’è sempre, questo è un passaggio fondamentale. Io vivo a Roma, dove c’è una ripresa delle attività, ma le persone hanno adottato un comportamento abbastanza prudente. A cominciare dal fatto che la maggioranza dei cittadini circola con la mascherina: è importante, perché la mascherina ha una funzione protettiva e agisce anche da deterrente psicologico. Ci ricorda in ogni momento che il virus è tra noi».
La riapertura del nord non rischia di mettere in pericolo il sud, fino a questo momento maggiormente protetto dall’epidemia?
«Il rischio c’è. Abbiamo una parte della popolazione maggiormente suscettibile al virus proprio perché in alcune zone del mezzogiorno è circolato meno. Tuttavia le persone che tornano al sud sono consapevoli di essere state potenzialmente esposte all’attacco del virus e possono prendere tutte le precauzioni del caso. Questo un mese e mezzo fa non avveniva. C’è un grado di responsabilità sociale decisamente più elevato. Il bombardamento di informazioni su mascherine, lavaggio delle mani e distanziamento sociale un risultato lo ha ottenuto. La situazione dovrebbe essere sotto controllo. Attenzione però: qualche focolaio sarà inevitabile, in qualche comunità, in un’area particolare. Rispetto all’inizio dell’epidemia, in ogni caso, siamo in vantaggio: sappiamo come circoscrivere i nuclei di contagio e siamo a conoscenza di quali siano i principali ambienti a rischio. Ospedali, case di ripose, ambiti familiari».
Quanto tempo ci vorrà per capire se l’allentamento al nord sarà dannoso per il resto del Paese?
«Dal 15-18 maggio ci potremo fare un’idea precisa di come evolve la diffusione del virus. Se i risultati saranno positivi, questo ci consentirà di allentare ulteriormente le chiusure».

Ultimo aggiornamento: 20:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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