CORONAVIRUS

Coronavirus Roma, l'infettivologo: «Calo dei casi incoraggiante, ma guai a pensare che sia tutto finito

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Raffaella Troili

Dottor Luigi Toma, infettivologo dell'Ifo, ogni giorno va un poco meglio...
«Per quanto riguarda i dati del Lazio, bisogna partire da un presupposto incoraggiante fin dall'inizio. Non c'è stato un aumento esponenziale come è successo in Lombardia o nei vari focolai del Veneto e dell'Emilia Romagna. Solo una crescita costante di casi fino a qualche giorno fa».

Poi la pandemia ha rallentato la sua corsa.
«Negli ultimi giorni questo aumento costante sembrerebbe stabilizzarsi se non addirittura ridursi».

Cosa significa?
«Che gli abitanti del Lazio hanno compreso e adottato le misure messe in campo. I 181 casi di oggi è un dato che conforta, vuol dire che nel frattempo sono state messe in atto tutte le iniziative di sanità pubblica, in terapia intensiva ma anche le attività concentrate in alcuni focolai, le rsa e altre zone del Lazio messe subito in quarantena».

La macchina è stata efficiente.
«Nel frattempo la Regione ha avuto modo di organizzarsi anche sul numero di tamponi che è in costante aumento. Un segnale positivo perché se ne fanno di più e i positivi sono di meno».

Ma non dobbiamo abbassare la guardia.
«Un segnale positivo che però non può darci la sensazione che tutto sia finito. Sarebbe questo il più grave errore che si possa commettere in termini di società civile. Dobbiamo continuare a rispettare le misure di distanziamento sociale, uscire solo quando è assolutamente necessario, evitare quanto più possibile contatti con le persone a cui siamo affezionati, che ci mancano tanto, che non vediamo da quasi un mese. Dobbiamo avere la forza di limitare i danni, permettendo così di organizzarci al meglio nel caso si verifichino picchi improvvisi».

Quarantena sine die.
«E un ringraziamento particolare va a tutti gli adolescenti, si stanno dimostrando molto più maturi e consapevoli di tanti adulti, consapevoli del rischio che corrono e fanno correre. Mia figlia ha organizzato la festa di compleanno via internet, uno spumante e via, ognuno a casa sua».

I medici sono tutelati?.
«Sta aumentando la consapevolezza che è sempre più opportuno monitorare stabilmente gli operatori sanitari scegliendo per primi quelli a maggior rischio, ma anche in ospedali non covid dove però si prendono cura di pazienti fragili. Il malato oncologico merita una particolare attenzione che deve esser rivolta anche agli operatori sanitari. Per questo ricordo con emozione il collega di Latina morto sul lavoro. Il primo medico nel Lazio. Ma tanti sono in condizioni gravi».

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A loro si aggiungono gli asintomatici.
«C'è tutto un enorme gruppo di operatori sanitari che non ha nessun sintomo, questo è un virus particolarmente contagioso proprio perché è difficile verificare il numero di pazienti contagiati ma asintomatici. E più si va avanti e più si apprende che la contagiosità di un paziente può durare più di 14 giorni. Non sappiamo valutare ancora per quanto tempo, lo si sta studiando, il nostro faro resta lo Spallanzani».

Bisogna aspettare, e resistere.
«I numeri ci incoraggiano ad avere un atteggiamento che non è più quello della disperazione e della paura, però è assolutamente necessario non abbassare la guardia, continuare le misure di distanziamento sociale, valutare i dati settimana per settimana, altra variabile da considerare è fino a quando le persone rispetteranno le regole».

Ultimo aggiornamento: 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA