Covid, la curva scende troppo piano: più contagi in Veneto e Puglia, ieri 634 morti (peggior dato europeo)

Covid, la curva scende troppo piano: più contagi in Veneto e Puglia, ieri 634 morti (peggior dato europeo)
di Diodato Pirone
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Mercoledì 9 Dicembre 2020, 08:17 - Ultimo aggiornamento: 14:45

«Allentare le restrizioni sarebbe un errore». Il professor Giovanni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute usa sempre un linguaggio prudente e di basso profilo. Se nella conferenza stampa televisiva di ieri ha apertamente tirato il freno a mano (e forse anche qualcosa in più) vuol dire che le cose non vanno bene. O, meglio, non vanno così bene come tutti vorremmo per arrivare al Natale con un numero di contagi basso o comunque tale da sfumare il timore di una terza ondata a gennaio.

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Per capire la preoccupazione del professor Rezza occorre armarsi della pazienza necessaria per interpretare alcuni numeri positivi solo in apparenza.


NUMERI IN FILIGRANA
Il dato migliore emerso ieri è quello della percentuale di positivi sui tamponi effettuati: 9,9%. L'altro ieri era stato del 12,3 e il giorno precedente ancora dell'11,5%. Una buona notizia? No perché questa percentuale non è attendibile. Il Bollettino quotidiano del ministero della Salute registra infatti i nuovi positivi che ieri sono aumentati a quota 14.842 (1.122 in più rispetto a domenica) ma segnala solo i tamponi molecolari (quelli più precisi) che ieri sono stati circa 149.000. Pochi. Perché? Le Regioni ormai usano massicciamente i tamponi anti-genici che però da qualche giorno sono esclusi dal conteggio del ministero che invece accetta alla voce positivi anche coloro che risultano contagiati dal Sars Cov-2 dal tampone rapido con carica virale alta. Risultato del pasticcio? Avendo cambiato in corsa il conteggio dei tamponi il rapporto dei positivi sui test è solo indicativo. Di qui l'assenza del sorriso dal viso di Rezza.


Per capire allora a quale velocità effettiva circola il virus non resta che guardare ai numeri assoluti. Che offrono un quadro in chiaroscuro e in alcune caselle, come quella della mortalità, fosco. Sul piatto dei numeri positivi ne spicca uno: gli italiani contagiati ieri erano 737.500 contro i quasi 749.000 del giorno precedente. Sono scesi anche i ricoverati (-443) e le terapie intensive (-37). Dunque le cose vanno un po' meglio.
Ma la domanda vera è: quanto meglio? Pochissimo. Il grosso dei buoni numeri arriva dalla Lombardia i cui positivi ieri sono diminuiti di 5.000 unità passando da 117 a 112 mila. Il 40% del calo dei ricoverati è lombardo. Vanno meglio anche Toscana, Marche, Piemonte e Liguria. Le altre sono stazionarie. Ma il dramma sta nei dati di quelle Regioni dove l'infezione non solo non rallenta ma lievita. Il Veneto, ad esempio, ieri ha segnalato 80.000 positivi (79.748 per l'esattezza). Il 4 dicembre erano 73.000 (72.929 per l'esattezza). La Puglia ieri contava 47.300 contagiati contro i 42.544 del 4 dicembre. La Sardegna 15.160 contro 14.501. Anche questo dato va visto in filigrana: il fatto che il Veneto essenzialmente attraverso i test rapidi ieri abbia individuato il doppio dei positivi rispetto alla Lombardia (3.145 contro 1.656) vuol dire che la Regione continua a interrompere catene di contagio. Fa riflettere però che esattamente un mese fa, il 7 novembre, la Lombardia registrasse oltre 11.500 contagi contro i 3.800 del Veneto. Poi la Lombardia è finita in fascia rossa e il Veneto è rimasto in fascia gialla che sembra essere stata assai poco efficace contro il Covid-19.


Anche sul fronte, delicatissimo, delle terapie intensive le cose vanno così così. Complessivamente restano in diminuzione e in 5 giorni sono stati liberati circa 200 letti. Ieri però ben 192 italiani colpiti dal Covid sono entrati in rianimazione: ben 35 nel Veneto, 30 nel Lazio e 26 in Lombardia. Il dato più negativo infine resta quello dei decessi, ieri a quota 634, il peggiore in Europa. Sono 28 giorni di seguito che l'Italia registra più di 500 morti. Se dovesse accadere anche oggi il dato diventerebbe peggiore di quello di marzo-aprile.
 

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