CORONAVIRUS

Coronavirus, la psicologa: «Così sopravvive un amore a distanza tra progetti e litigate»

Venerdì 10 Aprile 2020 di Carla Massi
Coronavirus, la psicologa: «Così sopravvive un amore a distanza tra progetti e litigate»
È complicato, per una coppia, riuscire ad andare sempre d’accordo durante l’isolamento nella stessa casa ma è complicato anche mantenere un amore diviso tra due appartamenti. Che si abiti a pochi o tanti chilometri di distanza. Anche in questo caso sembra ormai diventato imprescindibile conoscere le regole per non rischiare di mandare tutto all’aria e ritrovarsi, alla fine di questa triste vicenda, con una storia a pezzi. Durante l'ultimo mese mese, di sistemi per tenere vivo un rapporto a distanza, ne sono state consigliate parecchie di strategie ma sembrano non bastare mai. A sentire le chiamate che continuano ad arrivare ai centri di ascolto attivati dagli psicologi. Ora, che fare?

«A tenere unite due persone, in generale ma soprattutto in questo momento, spiega Giulia Maffioli, vice presidente dell’Associazione nazionale psicologi e psicoterapeuti - è essere affidabili per l’altro. E l’affidabilità, oggi, è saper rispettare i limiti che vengono imposti. Anche se ci stanno stretti. È il reggere lo stress con un generale equilibrio di alti e bassi che ci permette di tenere il rapporto. Evitare di caricare l’altro, sta male come noi. Un'alchimia difficile da raggiungere che permette, però, di dare stabilità e forza alla relazione. Un obiettivo raggiungibile. Va fatto capire all’altro che “ci sono” e non sbando nonostante tutto». Importante è non smettere di programmare insieme, da un viaggio ad un’altra iniziativa da condividere. Ovviamente la tecnologia ci viene in aiuto ma si deve essere capaci di utilizzarla (e non abusarne) al meglio.

«Evitare la raffica di messaggi - aggiunge la psicologa - e darsi appuntamento una o due volte al giorno con la videochiamata. La sovrabbondanza di contatti può non far bene. Nel caso in cui ci fosse qualcosa da chiarire o addirittura litigare meglio guardarsi in faccia. Così da valutare l’espressione, i movimenti, gli occhi. Non agli scontri per messaggi». Il sentirsi vittime in due sembra non essere una buona strada da percorrere. Molto meglio impegnarsi ad evitare di parlare sempre e solo del coronavirus piuttosto che dell’andamento dell’epidemia. Il gioco che sia verbale o scritto è fondamentale. Programmare, per esempio, di vedere insieme un film o, durante la videochiamata, fare insieme gli esercizi, oppure mettersi a tavola, a volte, nello stesso momento. «Sperimentare l’autonomia - aggiunge la psicologa - non poi così negativo. Possono uscire tanti lati che, dell’altro non conosciamo. E non sempre belli. Certo è che l’isolamento è una buona cartina di tornasole per i sentimenti e le relazioni. Anche con se stessi, ricordiamolo»
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