Bere caffè “fa scudo” contro la sindrome metabolica

Martedì 17 Dicembre 2019
Un moderato consumo di caffè è associato a un rischio ridotto di sindrome metabolica. È quanto stabilisce il rapporto 'Coffee and Metabolic Syndrome: A review of the latest research', che include diversi studi italiani, stilato dall'Isic, l'Institute for scientific information on coffee. Il report mette in evidenza l'associazione tra un moderato consumo di caffè e una riduzione del rischio di sindrome metabolica, patologia in cui coesistono diversi fattori di rischio cardiovascolare tra cui insulino-resistenza, ipertensione e obesità. Si stima che la sindrome metabolica colpisca più di un miliardo di persone in tutto il mondo, inoltre può aumentare le cardiopatie coronariche e l'ictus. Il rapporto riassume le evidenze della ricerca discussa in un simposio satellite di Isic durante la 13esima conferenza europea sulla nutrizione organizzata dalla Federation of european nutrition societies (Fens) a Dublino. Durante il simposio, il professor Giuseppe Grosso dell'Università di Catania ha illustrato le proprie ricerche scientifiche sull'associazione tra consumo di caffè e sindrome metabolica in due coorti di soggetti polacchi e italiani. «Le sue ricerche suggeriscono che i polifenoli contenuti nel caffè (in particolare gli acidi fenolici) - evidenzia la nota dell'Isic - possano essere coinvolti in un'associazione inversa con lo sviluppo della patologia». «Ci sono molteplici evidenze che suggeriscono la possibilità di numerosi benefici sulla salute associati ad un consumo moderato di caffè - ha affermato Grosso - Comunque, ulteriori studi andrebbero condotti per personalizzare al meglio il consumo ideale di caffè (i 'metabolizzatori lentì della caffeina godono in minor misura di tali benefici) e i reali effetti dei vari tipi di caffè (gran parte delle ricerche sono condotte sul caffè tipo 'americanò, non sull'espresso o da moka, che sono quelli più comunemente consumati in Italia)». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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