Welfare aziendale, un mercato da 21 mld

Alberto Perfumo
di Marco Barbieri
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Mercoledì 24 Gennaio 2018, 17:35

Non è per dare i numeri, ma quando si azzarda 21 miliardi di euro si capisce che si parla di un mercato non banale. E' una stima, d'accordo, ma tanto dovrebbe valere il welfare aziendale. Lo dice il primo Rapporto sul tema compilato da Censis ed Eudaimon (uno dei provider più attivi nel mercato: eudaimon in  greco antico vuol dire "felicità"; e la felicità, il benessere dei dipendenti è uno degli obiettivi principali del welfare aziendale). Al netto di una difficoltà che ancora esiste per definire in maniera esaustiva gli oggetti che cadono nel paniere "welfare aziendale" (benefit di varia natura ammessi dal Tuir, dall'asilo nido per i figli all'abbonameno del trasporto locale, e poi salute integrativa, e anche previdenza complementare) resta la difficoltà di dare un valore complessivo delle risorse dedicate a queste prestazioni. Il Rapporto Censis-Eudaimon è tra i primi a tentare una quantificazione. Potenziale. A regime, se tutti i lavoratori (per ora solo quelli dipendenti) potessero fruire di piani di welfare integrativo in azienda. La cautela è dovuta. Anche perché solo il 17,9% dei lavoratori italiani ha una conoscenza precisa di cos’è il welfare aziendale, il 58,5% lo conosce solo per grandi linee e il 23,6% non sa cos’è. Sono numeri che emergono dal Rapporto. Tra le prestazioni di welfare aziendale maggiormente desiderate dai lavoratori ci sono quelle relative alla sanità (indicate dal 53,8% degli occupati), quelle relative alla previdenza integrativa (33,3%), poi i buoni pasto e la mensa aziendale (31,5%), il trasporto da casa al lavoro (ad esempio, l’abbonamento per i trasporti pubblici: 23,9%), buoni acquisto e convenzioni con negozi (21,3%), l’asilo nido, i centri vacanze, i rimborsi per le spese scolastiche dei figli (20,5%). Quando si parla di welfare aziendale si parla di un bouquet di scelte possibili: c'è il welfare aziendale deciso unilaterlamente dall'azienda, c'è il welfare aziendale "contrattuale", cioè definito da un negoziato che si collega ai premi di produttività conseguiti e distribuiti, come salario aggiuntivo o come prestazioni/benefit di welfare, appunto. La seconda opportunità è favorita da due anni a questa parte da una significativa defiscalizzazione, che fa piacere (sempre) alle imprese e (spesso) ai dipendenti. La presentazione del Rapporto Censis-Eudaimon è un'altra delle tappe di progressiva conoscenza di un fenomeno in grande crescita, anche per i limiti progressivi cui va incontro il Welfare State, obbligatorio, pubblico. Eudaimon è uno dei maggiori tra l'ottantina di provider attivi in Italia, fondato nel 2002 da Alberto Perfumo. Oggi Eudaimon fa parte di una delle due associazioni di categoria (Aiwa, aderente a Fipe-Confcommercio, che si contrappone a WelfareImpresa neonata in Confindustria).

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