«Nu me po' frega' de meno»:
Roma e l'incubo astensione

«Nu me po' frega' de meno»: Roma e l'incubo astensione
di Simone Canettieri
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Sabato 4 Giugno 2016, 13:22 - Ultimo aggiornamento: 13:38

Urne vuote. Dalla Salaria a Tor Bella Monaca, dalla Romanina a Ponte Milvio, e giù fino a Ostia. Scrutatori che si girano i pollici (sui cellulari) dalle 7 di mattina alle 23: si sono alzati per lavorare, per questi cento e passa euro, ma non voteranno nemmeno loro. «Nu me po' frega de meno».
 
I primi telegiornali che aprono a pranzo così: record astensione nella Capitale, alle 12 avevano votato solo 13 romani. E cioè i candidati sindaco. E basta. Poi il vuoto. Il buio. Il record negativo dell'affluenza di tutti i tempi. Alle 23 lo spoglio più veloce della storia repubblica e mondiale: 13 voti, 0 schede nulle, 0 schede annullate. Non ha vinto nessuno. Niente ballottaggio. I candidati sindaco hanno preso un voto ciascuno (il proprio). Perfino i figli, le mogli, le amanti, i candidati in Comune e nei municipi alla fine hanno preferito disertare le urne. «Nu me po' frega de meno».
Incredibile. La notizia che fa il giro del mondo. Roma è la Capitale della disaffezione dalla politica, titola il sito del New York Times. 
 
Il ministro degli Interni che convoca una conferenza stampa al Viminale a mezzanotte. E' sudato, la cravatta allentata, la giacca riposta sulla sedia. Si alza in piedi e dice: non era mai successo prima, le elezioni sono da annullare e da ripetere. Quando?, domanda il cronista a cui non è fregato de meno. Forse tra un anno, forse tra dieci. Rimarrà in Campidoglio un commissario prefettizio. Un incubo, appunto. 

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