Dall'Utopia di Bjork al nuovo di Cremonini, i dischi della settimana

Lunedì 27 Novembre 2017 di Fabrizio Zampa

Utopia – Bjork

Un viaggio nell’utopia, in quella visione utopica che al contrario di quella distopica (ovvero la descrizione di una immaginaria società indesiderabile o spaventosa) punta su una visione altamente positiva di ciò che ci circonda: è il progetto sul quale la cantautrice islandese  Björk, all'anagrafe Björk Guðmundsdóttir (Reykjavík, 1965), ha costruito il nuovo album Utopia, il decimo della carriera, nato in un momento difficile della sua vita privata, dopo che il matrimonio è andato in frantumi. «E’ importantissimo avere un mondo utopico nel quale fuggire, un luogo migliore e capace di restituirti la fiducia in te stessa e negli altri», spiega la cantautrice, che in 14 canzoni trasforma virtualmente la sua terra, in gran parte gelata e inospitale, in una sorta di paradiso terrestre capace di accogliere i suoi sentimenti, e affronta un itinerario che non guarda solo al lato positivo ma anche ai problemi, ai nemici, alle difficoltà e agli imprevisti, e la scrittura dei disco è servita a modificare i suoi punti di vista personali, politici e ambientali.
«L’utopia mi ha permesso non solo di superare i miei problemi personali ma anche di guardare meno negativamente la tragica situazione che il mondo intero oggi sta vivendo. Se non hai un sogno cambiare le cose diventa impossibile, e quel sogno lo dobbiamo avere tutti insieme», dice. Anche dal punto di vista musicale Björk (in islandese il suo nome significa betulla) ha mescolato in Utopia sonorità elettroniche, drum machine, techno, alternative rock, jazz, elettronica, musica classica, trip hop e altri ingredenti ma con sonorità più dolci e morbide, con atmosfere da favola, con paesaggi incantati. Anni fa, dopo aver girato il mondo, è tornata in Islanda. «Sono rimasta a vivere per un po' sulla cima di una montagna, dove tutto ciò che potevo sentire era il crepitare del ghiaccio. Era nero, le luci del Nord giravano intorno a uno strato di nuvole, con i campi di lava che sfrigolavano sotto. Era veramente techno». E nel disco quella techno c’è sempre, ma oggi condita con la giusta dose di ottimismo e di zucchero che si sommano alla sua voce e alle note del suo flauto.


 
  
Appunti Musicali dal Mondo – Tosca
 
Un vaso di Pandora, una sorta di giro del mondo intorno alla musica e alle parole che si arricchisce di canzoni nuove, scoperte o ritrovate: ecco il nuovo album di Tosca, la romana Tiziana Tosca Donati. Intitolato Appunti Musicali dal Mondo,  per la vocalist e attrice è una sorta di viaggio fra le musiche tradizionali di tutto il mondo, da brani rari e spesso introvabili a  contaminazioni fra diverse culture musicali legate in qualche modo alle nostre radici mediterranee, dal fado portoghese alla morna di Capo Verde, dai canti dei matrimoni jiddish alle ballate zingare, dalle canzoni del Libano a quelle romane, fino alle composizioni di grandi rappresentanti della musica d’autore, come Ivano Fossati e altri cantautori.  E ad affiancarla ci sono tanti musicisti, da Nicola Piovani a Gegè Telesforo, Gabriele Mirabassi (che come lei ama la musica brasiliana), Joe Barbieri (che ha scritto per lei diversi brani), il pianista Danilo Rea, il compositore Germano Mazzocchetti.
«La mia – spiega Tosca, che ha collaborato con numerosi artisti italiani e stranieri, da Lucio Dalla a Ron, Chico Buarque de Hollanda, Renato Zero, Ennio Morricone  -  non è una ricerca filologica, ma una ricerca per affinità artistica ovunque posso affondare anche le mie radici. È un’avventura nelle molte anime della canzone. Ho scelto brani tra i viaggi che abitualmente faccio due o tre volte all’anno e quelli virtuali che ho compiuto in quasi venti anni di teatro e canzone. Mi sono fatta guidare dall’istinto, dalla bellezza delle canzoni che trovavo e che portavo via con me. Tutto questo materiale andrà poi in giro all’estero, dove incontrerò nuovi artisti residenti a Lisbona, Parigi, Rio, San Paolo, e diventerà un documentario per Rai Cinema».
Registrato dal vivo nel gennaio scorso al Parco della Musica (dove tornerà il prossimo 4 gennaio con un ampio e nuovo progetto sulla musica napoletana, al completo di ospiti di primo piano), l’album riassume il concetto, l’idea e l’essenza del viaggio, o meglio dei tanti viaggi che hanno caratterizzato la sua carriera. Tosca ha una voce vera, viva, vibrante, in grado di adattarsi a mille diversi stili senza perdere la sua originalità e senza rinunciare a un’impronta molto personale,  e in questo disco è come se ripercorresse le tappe più significative della sua storia musicale.  Alcuni dei  23 titoli che troverete? To traino, Ibrahim, Dimme na vota sì, Marzo,  Dumbala dumba, Nongqongqo (To those we love),  Sogna fiore mio, Na serenata a ponte,  Scutam ess morna, Prisencolinensinainciusol, Il suono della voce, Vorrei incontrarti fra cent'anni, Jingle bells. Assaggiate i tanti sapori offerti da lei e dai suoi partner, e l’8 gennaio correrete a sentirla ancora una volta al Parco.


 
Possibili scenari – Cesare Cremonini
 
«Poetica non è un pezzo, è una canzone. È stata scritta, suonata e cantata senza paura. Scelta come primo singolo perché rispetto alle altre canzoni che compongono l’album è priva di difese: la sua armatura sono la sua struttura, la sua melodia, la sua armonia, le sue parole umane e dirette, non cerca facili scorciatoie e non si nasconde dietro alle mode del momento per piacere. La quiete nella canzone accompagna la tristezza. L’inquietudine del silenzio accompagna la paura. Poetica è una ballad ma ha il sound di una band, una ritmica ossessiva e comunicativa che richiama l’eco di un accompagnamento jazz. Non è una canzone d’amore: il “sei bellissima” gridato nel ritornello è urlato alla vita. È un cocktail di benvenuto per il nuovo album, ricco di serotonina e dopamina: gli ingredienti della felicità e dell’unione tra gli esseri umani. È una canzone per chi ama la musica ed è, ancora una volta, una canzone per tutti»: così il cantautore bolognese Cesare Cremonini, già con la band dei Lunapop, introduce con un fiume di parole Poetica, il singolo che ha preceduto per diverso tempo l’album Possibili scenari, appena uscito.
Kashmir-Kashmir, Un uomo nuovo, Nessuno vuole essere Robin, Silent hill, Il cielo era sereno, La isla, Al tuo matrimonio, La macchina del tempo: ecco gli altri otto brani dei disco, che segue di quasi quattro anni il precedente album in studio, Logico. E' costato a Cesare 19 mesi di lavoro ed è stato completato a Londra. Il cantautore, cresciuto ascoltando Beatles, Oasis, Radiohead e Queen (la sua band preferita) offre un mix di rock e canzone d’autore condito con un pizzico di pop che funziona molto bene, e l’album, attesissimo, è una ennesima dimostrazione dell’impegno e dell'intelligenza di Cremonini, che è arrivato al sesto lavoro in studio, migliora di disco in disco e a 37 anni ha ancora un bel po’ di tempo per migliorare, anche se poi non ne ha bisogno perché è già arrivato alla giusta maturità. 


 
Louis Armstrong and the Good Book – Louis Armstrong
 
Due settimane fa il sassofonista Luca Velotti e la band dei Three Blind Mice hanno reso omaggio a Louis Armstrong in un club romano rileggendo i brani di un album che il vecchio Satchmo incise nel lontano 1958: intitolato Louis Armstrong and the Good Book era una raccolta di spiritual e brani di ispirazione religiosa preferiti dal grande trombettista, che pur amando bere, mangiare e fumare era molto cattolico nonché molto generoso, tanto da donare alla chiesa gran parte dei suoi guadagni e da finanziare per anni l’opera di Martin Luther King. Beh, ogni tanto uno sguardo al passato serve, perchè a conti fatti è di lì che è partito tutto: il passato del jazz è particolarmente prezioso, e così abbiamo cercato quel vecchio disco e l’abbiamo ritrovato sia in vinile che in cd (con i brani rimasterizzati nonché nel cd un bonus di sette pezzi avanzati dalla versione in vinile, che, come i meno giovani sanno, non poteva contenere più di tot minuti di musica).
Anche se ormai sono passati quasi sessant’anni siamo rimasti stupiti dalle sue atmosfere, dalla qualità, dal feeling che Armstrong riusciva a sfornare sia con la voce che con la tromba. Affiancato da un gruppo vocale gospel guidato dal leggendario arrangiatore Sy Oliver, il musicista scomparso nel luglio 1971 fa scintille, e riascoltare oggi quei brani (da Nobody Knows the Trouble I've Seen a Rock My Soul, On My Way, Down by the Riverside, Swing Low, Sweet Chariot, Sometimes I Feel Like a Motherless Child…) è ancora una vera e propria lezione di musica oltre che un privilegio.
Non prendete il vostro cronista per un vecchio rincoglionito nostalgico, perché quel disco non è solo un pezzo di storia ma un piacere puro, del quale è impossibile stancarsi. Due anni prima di morire, nel 1968, Armstrong aveva partecipato al festival di Sanremo interpretando Mi va di cantare in coppia con Lara Saint Paul, e il primo pomeriggio di quella lontana rassegna lui chiese un posto dove poter provare da solo. Gli diedero il piccolo teatro del Casinò, e il cronista, insieme al regista Piero Vivarelli, si nascose in silenzio nella galleria del teatro. Satchmo salì sul palco, tirò fuori la tromba, si sedette su uno sgabello (da bravo americano portava un paio di calzini bianchi cortissimi, col polpaccio all’aria) e cominciò suonando il suo magico West End Blues, brano scritto nientedimeno che nel 1927. Ci mettemmo a piangere per la bellezza delle sue note, cosi come il cronista si mise a piangere quando in quel brutto 1971 gli toccò scrivere l’addio al vecchio zio Louis. Fatevi un regalo di Natale, il cd costa solo 9 euro ed è uno stupendo modo di festeggiare la ricorrenza. Altro che Jingle Bells

Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 15:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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