VIRGINIA RAGGI

Gli (auto) elogi della sindaca? Meglio se arrivassero dai cittadini

Martedì 17 Aprile 2018 di Paolo Graldi
Raggi di sole primaverile anche sul Campidoglio. I maligni avanzano una ipotesi, forse non infondata: la sindaca, stanca di restare chiusa nel recinto di un ostinato silenzio di fronte alla città che soffre di incuria, ha cambiato spin doctor e re-writer: e vai con gli aggettivi sfavillanti, l'ottimismo sfrenato, la gioia incontenibile, i successi inimitabili, il futuro radioso, l'invidia del mondo, il patrimonio inestimabile servito al pianeta ammirato per cotanta bellezza.
Gli eventi sportivi, macchine elettriche Formula E, a piedi su terreni accidentati, di corsa al passo con la storia millenaria di Ostia.

«Strepitoso successo dei bolidi all'Eur, riasfaltata, romani e turisti a bocca aperta, a migliaia e migliaia ad applaudire, momenti splendidi al Roma Challenge, la bellissima Roma Run, orgoglio per tutti, milioni di spettatori letteralmente stregati»: un tripudio di autoelogi per dire che «siamo all'avanguardia a livello internazionale, un grande lavoro di squadra, tutto alla perfezione».
Roma è vetrina da sempre e nonostante tutto continuerà ad esserlo: giusto gioire per un giorno, purché alla lunghezza dei superlativi si unisca l'olio di gomito e la soluzione alle emergenze. Queste sì superlative: dai rifiuti, al manto stradale, al verde pubblico.
Sarebbe bello, nell'interesse di Roma. Soprattutto se gli (auto) elogi arrivassero dai cittadini soddisfatti anziché dagli inquilini del Campidoglio.
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