Le scorribande del tifo violento, ora servono risposte severe

Sabato 16 Febbraio 2019 di Paolo Graldi
Le partite di Champions League e Europa League, insieme allo spettacolo sportivo portano con sé, in un impeto incontrollabile, quasi fisiologico, anche zuffe, risse, accoltellamenti, scontri tra tifoserie, dilagare nel centro storico di cortei spadroneggianti di hooligans. Un volume di violenza sconsiderata che si replica come un copione inevitabile: una violenza che sembra vantarsi del privilegio dell’immunità. Sfasciamo tutto, per lo più sostenuti e galvanizzati dall’alcol e nessuno ci dice niente. O quasi.

Al rione Monti, prima di Lazio-Siviglia si sono scontrate tifoserie ma anche fazioni di colore politico opposto: botte a più non posso, agguati organizzati, una lunga scia di bottiglie usate come randelli, feriti, indagini. La sindaca Raggi è inorridita e ha chiesto al ministro Salvini, tutore massimo dell’ordine pubblico, di applicare il Daspo anche fuori dagli stadi e anche agli stranieri: vedremo. Quel che serve, con deliberata fermezza affermare, è che la sequenza di scempi e violenze legate al calcio non ha fine, appare agli occhi dei cittadini scandalizzati e impauriti, come un fenomeno non arginabile, fuori controllo, effetto collaterale da sopportare come inevitabile. La sequenza di questi fatti, non ultime le scorribande che paralizzano il traffico, deve ricevere una risposta severissima delle istituzioni: Viminale, prefettura, questura, Comune, club. Un calcio di rigore, per una volta, va tirato in faccia alla violenza. Ordine pubblico-hooligans: 6 a zero. E niente gara di ritorno.

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