Le scale “immobili” vergogna Capitale

Giovedì 25 Aprile 2019 di Paolo Graldi
Le scale “immobili” vergogna Capitale
Una sola parola: «Vergogna». Questo pensano, questo è il giudizio, lo stato d’animo, la sentenza dei commercianti di piazza della Repubblica dopo sei, interminabili mesi di chiusura degli ingressi alla Metro A.

Meno venti, trenta, quaranta per cento il volume degli affari. Bicchierata con brindisi amaro e torta al fiele dei commercianti alla ricorrenza dei centottanta giorni di sbarramento causa lavori fantasma. Qualcuno alza le mani, è la resa: «Dobbiamo chiudere, siamo falliti». Turisti increduli, smarriti, furibondi, costretti a trascinare le valigie: la scarpinata non l’avevano proprio messa in conto e del resto la navetta per il centro, dove restano sbarrati anche gli ingressi di piazza Barberini e di piazza di Spagna, passa a singhiozzo, ogni tanto, quando le va.

I flussi delle feste pasquali, con la coda della ricorrenza di oggi e poi del Primo Maggio proporranno ai romani un bilancio disastroso che, appunto, si riassume in una parola: «Vergogna»: sì, perché non riusciamo, a escogitare un argomento capace di coprire, giustificare, rendere accettabile un vuoto tanto profondo. In sei mesi, a Dubai, mettono in piedi un grattacielo di cento piani, nella Capitale neanche una scala mobile che c’è già. In un anno, a Genova, si ricostruirà il ponte Morandi. A Roma le rampe d’acciaio del centro restano accartocciate. Scale immobili, appunto. Istantanee delle vergogna, da mettere in memoria: Signora sindaco, niente da dire?

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