Il disastro dell'Atac e il crollo di credibilità

di Paolo Graldi
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Venerdì 13 Settembre 2019, 12:22 - Ultimo aggiornamento: 12:23

La poderosa e macilenta macchina dell'Atac si schianta sulla via della giustizia. Ditte fraudolente, dirigenti infedeli travolti da accuse infamanti e il Campidoglio nella bufera per insipienza. È il paradigma vivente e attualissimo di una Amministrazione al crollo di credibilità. «Stazione chiusa: ci scusiamo per il disagio»: come una lapide di marmo, per otto mesi, il cartello ci ha avvertito che la scala mobile per la stazione Metropolitana di piazza della Repubblica era fuori servizio. Disagi indicibili. Così come continua ad essere non attivo, forse fino a Natale, quella di piazza Barberini, il cuore del cuore della città.

Ci volevano le indagini della procura della Repubblica per disvelare uno scandalo inverecondo nel quale è coinvolta la ditta che manometteva i sistemi di sicurezza per risparmiare sui controlli e la manutenzione e un manipolo di alti dirigenti, sempre gli stessi, che colludeva, nel disonore. Contestati reati gravi, gravissimi e incombente, attuale, serio il pericolo per gli utenti che scendono dalle strade ai binari. Acquisito l'appalto con lo sconto del 50 per cento l'impresa (37 operai) ha giocato al ribasso anche negli obblighi contrattuali: truccava gli allarmi per non dover intervenire. Lesioni colpose gravi e frode aggravata. «Finalmente chi ha sbagliato pagherà», si felicita la Raggi, senza accorgersi che la sciagurata scelta di riconfermare quei dirigenti è anche proprio della sua Amministrazione. Ricorda? Perseverare è diabolico, signora sindaca.

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