Quelle proteste silenziose che battono il degrado

Giovedì 22 Febbraio 2018 di Paolo Graldi
Piazza Vittorio Emanuele, Esquilino, Roma, Italia. La voce degli abitanti dello storico rione, riuniti in associazioni contro il degrado della zona, è arrivata, pacata e ferma, sul tavolo del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Due ore per capire e dire basta, si cambia. È stato deciso di adottare misure che i cittadini chiedevano da mesi attraverso lettere, petizioni, proteste, un mix di disagio e rabbia, vergogna e disincanto. Su quei giardini, sotto quei portici, tra i vialetti trasformati in piccole discariche si era affermata una zona franca, un parco off-limits per gli abitanti, ma a cielo aperto, dove lo spaccio della droga si protegge attraverso una rete di sentinelle armate di smartphone.

Questo scandalo, faticosamente (ci si è messo pure il regista premio Oscar Paolo Sorrentino) è arrivato con serena determinazione fino in Campidoglio. Lassù ci vedono poco e male, quasi non s'erano accorti di nulla, neppure dei dormitori di cartone sotto le arcate, finché uno stupro nella notte ha alzato il velo su uno sconcio insopportabile. I sette vizi capitali da rimuovere denunciati dalla gente esasperata saranno finalmente attaccati: telecamere, cani anti-droga e pattuglie addestrate. E il Daspo, quel potere che i sindaci hanno in più, per far sloggiare le presenze indesiderabili. Così si dimostra che nella Capitale chiedere di rimuovere l'evidenza del degrado non basta, ma insistere è utile, vincente. Parte il metodo Esquilino: lettere e proteste che rompono il silenzio e diventano grida.

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