ATAC

La sicurezza sui mezzi la deve garantire il Campidoglio

Martedì 24 Settembre 2019 di Paolo Graldi

Ieri dicevamo: «Non lasciatelo solo quell'autista dell'Atac aggredito da un branco di bulli a via Boccea: il suo coraggio, il suo senso del dovere vanno protetti». Oggi scriviamo dei suoi colleghi, furiosi per l'episodio ma anche stanchi dell'impressionante catena d'aggressioni, specie di notte, contro chi è alla guida dei bus. Il sangue versato in quel pestaggio insensato e feroce non ha soltanto sollevato indignazione ma acceso la fiaccola della solidarietà. Così è divampata l'idea di istituire, su base volontaria, una sorta di vigilanza, di protezione verso chi è chiamato ad affrontare i rischi della città violenta.

Autisti fuori servizio che si mischiano ai passeggeri e sorvegliano la situazione, pronti ad intervenire in caso di necessità. Sentinelle della legalità là dove la colleganza è esposta al malcostume. L'elenco dei casi di illegalità, compresi i comportamenti xenofobi o razzisti, è sterminato. Ma non è così, osserviamo con rispetto, che si affronta il problema. E, in questo caso sono la prefettura e il Campidoglio, quest'ultimo in una pausa di ricambio degli assessori, ad affrontare e risolvere il problema.

Le promesse di farlo sono evaporate. Al Campidoglio piace la supplenza pura, quella dei retake che ripuliscono le strade dai cumoli di immondizia o dei cittadini che curano le aiuole, raccolgono le foglie secche o quelli di Tappami che pensano a ricoprire le buche. No, grazie a ciascuno il suo: la sicurezza a chi la deve assicurare. Agli autisti servono bus che funzionano. E li guidino.

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