ROMA

Le fotocopie fanno parte dello stipendio dei dipendenti

Martedì 13 Agosto 2019 di Paolo Graldi

La querelle capitolina delle fotocopie è passata come una ventata d'aria fresca, insomma roba da ridere con queste temperature arroventate. Il mondo dei social occhiuto e un tantino crudele si è scagliato contro quegli impiegati dell'Anagrafe che considerano sventolando il contratto dequalificante, quasi oltraggioso, passare allo scanner i volumi con i documenti al fine di creare, finalmente, buoni ultimi, archivi digitalizzati. Di più: per ovviare al vuoto diciamo mansionistico la sindaca Raggi con un colpo di frusta ha ingaggiato impiegati esterni: 150 mila euro 180 mila fogli prelevati dai faldoni dell'archivio.

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Il Comune precisa: l'esternalizzazione è solo per il facchinaggio, togliere e rimettere i faldoni negli scaffali alti tre metri. Ma, feroci per vocazione, i social sventolano indignazione e battutacce sulle alte prestazioni delle squadre del Dipartimento Servizi Delegati. Non sempre, ma stavolta è difficile dissentire. Perché la questione è stata posta malissimo, va contro ogni sforzo di rendere efficiente quella macchina burocratica asfittica, logora, malmenata dall'incuria e dagli anni.

Spostare faldoni e fotocopiarli è un fuori mansione dunque che produce dinieghi scandalizzati. E però tra le migliaia di dipendenti (1210 con la sola licenza media, due su tre privi di laurea) non si trova una squadra disponibile alla bisogna. Urge redigere un nuovo mansionario con tutti i lavori da rifiutare. Magari compreso quello che include lo stipendio. Puntuale, quello, fino alla quattordicesima.
 

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