CORONAVIRUS

Più auto in giro, ora i romani non vanifichino i sacrifici fatti

Domenica 19 Aprile 2020 di Paolo Graldi
Tutti in casa? Insomma, mica tutti. I volumi di traffico, nel week end, complice il tepore primaverile, segnalano spostamenti verso l’alto. Superata la prova di Pasqua e Pasquetta quasi con pieno onore – 12.500 sanzioni su 650 mila controlli in un mese – tanto da meritare i complimenti del ministro Lamorgese e del prefetto Pantalone i romani sembrano mordere il freno. Riappare, qua e là, il desiderio di tornare in pista, rompere la clausura laica, gridare il “tana liberi tutti”.

La segregazione semi-volontaria mette a dura prova le tentazioni di chi pensa che un giretto, una passeggiata, un passaggio in più al supermercato o in farmacia, e per i più audaci e temerari un salto alla seconda casa, non rechino rischi gravi di contagio con quella bestia invisibile, impalpabile, tremenda, chiamata Covid-19. Quel due per cento di trasgressori che hanno sfidato i posti di controllo parrebbe ingrossarsi. Un certo friccicore da libera uscita lievita, sembra prendere coraggio.

Un termometro empirico indica questa febbricola in risalita: ai semafori riappaiono, via via più numerosi, specie in certi quartieri periferici, gli “angeli dei semafori”, i vu cumprà mordi e fuggi, i giocolieri dell’attimo tra il rosso e il verde. Rispuntano dai loro rifugi, annusano segni di ripresa. Ecco, fino alla noia, serve ripetere come un mantra la raccomandazione a non mollare: restare a casa. Il virus temibile affronta la nostra pazienza. Non si può perderla. © RIPRODUZIONE RISERVATA