L'esercito di cinghiali che nessuno combatte

Martedì 4 Settembre 2018 di Paolo Graldi
Ormai bisogna convincersi che per risolvere il problema ci vorrà il morto o qualcosa del genere. Uno sconquasso. È prassi consolidata: gli allarmi non bastano, non servono, sono tenacemente ignorati. Prendiamo il caso dell'invasione dei cinghiali, a branchi, che s'inoltrano nei quartieri, tra le case, avidi di rifiuti: la casistica del genere registra tanti episodi, tragedie sfiorate, gente attaccata, aggredita e ferita e da parte delle autorità promesse di interventi rimasti sulla carta delle buone intenzioni.

Parlatene con Marco Tocci, 62 anni, finito all'ospedale: portava a passeggio il cane Iron e, all'improvviso, ecco il branco con la femmina che grugnisce minacciosa. La fuga, la caduta, evitato il peggio per un soffio. Ultimo di una decina di assalti in pochi mesi: cittadini terrorizzati, specie i proprietari di cani obbligati alla uscita igienica della sera. Tocci dice: «Ho rischiato di morire». Mettiamole agli atti le sue parole, sperando di non dovercele presto ricordare perché siamo a Roma, capitale del Paese, nel 2018 e ancora, da anni, si denuncia il moltiplicarsi esponenziale di questa specie via via più aggressiva, invasiva, pericolosa.

E non stiamo parlando dei milioni di gabbiani che presidiano il cielo della città e dei milioni di topi che sorvegliano suolo e sottosuolo, fogne e argini del Tevere: si vorrebbero sterilizzare ma intanto aumentano. I cinghiali saranno forse qualche decina. Topi, gabbiani, cinghiali ecco gli eserciti che spadroneggiano a Roma. Decidete voi che cosa dovete pensarne.
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