La fine di Poldo, il cinghiale di Vigna Clara, divide i romani

di Paolo Graldi
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Martedì 29 Marzo 2022, 22:58 - Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 22:30

Buche stradali mal riparate e ad alto rischio. Alberi malati che si abbattono sulle auto. Ratti e gabbiani affamati e aggressivi. Rifiuti che dilagano fuori dai cassonetti e, non ultimi, i cinghiali che scorrazzano per le vie del centro. Potremmo chiamarli “Ritornelli romani”. Notizie periodiche, che vanno e ritornano, ciclicamente. Tutti questi temi cittadini, insieme con molti altri qui non elencati, producono invariabilmente il “Fenomeno perpetuo dei fronti opposti”. Di chi la pensa in un modo e di chi si schiera dall’altra parte.


Nel faticoso gioco delle contrapposizioni ci è finita, per la penna di Marco Pasqua su queste colonne, la triste storia di Poldo, il cinghialone di Vigna Clara. Trovato agonizzante in un parco l’animale è stato abbattuto con una iniezione. Apriti cielo, si è scatenata la bagarre tra chi lo voleva morto da sempre e chi lo viveva come una gioiosa attrazione di via del Podismo. Con seguito di bagarre politica tra animalisti irriducibili e resto del mondo. 


Senza schierarsi, per carità, va ammesso che i cinghiali a Roma sono amati soprattutto sotto forma di salsicce. Ritrovarseli a frotte in cerca di cibo alla Farnesina, sotto la scultura del pianeta di Giò Pomodoro, certo non rassicura, anzi, indigna. Sono pericolosi: possono attaccare se si sentono minacciati, i motociclisti li temono perché sbucano all’improvviso e li fanno cadere. Ma guai a parlare di eradicarli. Scoppia subito la guerra dei fronti contrapposti. E non se ne fa niente. 


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