Investimenti per le voragini, una magra consolazione

Sabato 16 Giugno 2018 di Paolo Graldi
I romani sono famosi per i loro motti di spirito: in poche parole sanno racchiudere ironia, saggezza e anche perfidia. Un'arte ereditata dai nostri illustri antenati e affinata nei secoli. Così, anche una corsa in taxi, può racchiudere un tesoro di arguzia. Premessa. In Campidoglio si discute di come affrontare l'infinita emergenza delle buche che infestano ogni strada della Capitale e rendono impraticabile le grandi arterie. Una severa spina nel fianco della gestione Raggi. Tempo fa furono reperiti 17 milioni di euro, un'inezia rispetto alle necessità, per dare l'assalto ad una emergenza che si sta trasformando in tragedia.

Tutti al lavoro. Poi, ecco la sorpresa: l'asfalto, la miscela tra ghiaia e bitume più altri ingredienti, appena messo in posa si decompone, sbriciolandosi, formando una poltiglia anziché un amalgama compatta, resistente, solida. In più, questo muoversi a macchia di leopardo per effetto degli appalti distribuiti in modo difforme, ha accentuato i dati negativi dell'operazione. In Comune la lezione non è bastata. E ora, reperito un pacchetto di fondi di 78 milioni, assai più consistente che nel passato ma assai meno della necessità, si ripercorrono le vecchie strade e si mette in campo un'azione a pioggia, tanti interventini senza un piano di rifacimento delle strade organico. Il motto? Sul dramma delle buche, anche stavorta te consoli co' l'aglietto. Tradotto: lo spizzico d'aglio che si passa sulla panzanella o sulla bruschetta per darle un alito di sapore. Una consolazione, appunto.
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