L'Avaro di Molière in scena al Teatro Prati di Roma

Martedì 12 Novembre 2019
In scena fino al 15 dicembre al Teatro Prati di Roma l'Avaro di Molière nella regia di Fabio Gravina che è anche il protagonista. La storica commedia in prosa in cinque atti scritta e rappresentata da Molière a Parigi al Palais-Royal il 9 settembre 1668 e poi venne pubblicata nel 1669, è ispirata all’Aulularia di Plauto, sia in alcuni dei meccanismi più importanti della trama, sia per la caratterizzazione psicologica dell'avaro.

Arpagone, il vecchio protagonista, è a dir poco odiato dai suoi due figli, Cleante ed Elisa. Cleante lo odia perché Arpagone vuole sposare la giovane e povera Marianna che lui segretamente ama; Elisa, invece, lo detesta perché vuole darla in sposa all’anziano Signor Anselmo che è disposto a prenderla senza alcuna dote. Cleante ruba, la cassetta dove lo stizzoso Arpagone tiene tutti i suoi averi pensando di usarla come merce di scambio con il padre per avere Marianna. Mastro Simone, acerrimo nemico di Valerio accusa quest'ultimo di aver rubato la cassetta.Tutto s'aggiusta con l'arrivo del ricco Anselmo che, invece di chiedere ufficialmente la mano di Elisa, riconosce che nella bella Marianna e nell'intendente Valerio i suoi figli, che credeva da tempo morti in un naufragio. Convolate a giuste nozze le due coppie di innamorati, Arpagone ritroverà il suo tanto bramato ed adorato tesoro. In questa commedia Molière riesce magistralmente a ridicolizzare all'estremo l'avarizia e la totale mancanza di sentimenti del vecchio Arpagone rendendole, soprattutto nelle scene in cui sono poste a confronto con gli impeti giovanili del figlio Cleante, drammaticamente amare.



«Questa messa in scena è ambientata a Roma e nei primi anni del secolo scorso - spiega il regista Gravina - Ho voluto dividere questa prosa in due atti e ho diminuito di gran lunga i personaggi che ruotano intorno a tutta la storia cercando di dare più corposità ad alcuni di essi. Arpagone, vive a Roma ma questo non ha alcuna importanza, poiché tutta la storia potrebbe essere ambientata in una qualsiasi città, paese, o provincia del mondo; anche l'ambientazione ai primi del novecento è solo dimostrabile dai costumi che indossano i personaggi e dal valore del denaro: tutta la storia è ambientata all'interno delle quattro mura e poco ha a che vedere con quello che succede fuori. Questo avaro vive dentro casa, una casa grigia, dove l'unico colore presente è il colore dei suoi averi (monete d'oro) che lui chiama figli suoi. Sosteneva Moliere: “la maschera dell'avaro è comica per chi la guarda ma tragica per chi la porta” questa definizione rende a pieno la figura del protagonista e quindi di tutta la vicenda. Arpagone resta personaggio centrale assoluto mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono più rimandi al contemporaneo. La ‘parola’ è usata in maniera diretta, spogliata di ogni parvenza aggraziata, vista in funzione di una ritmica tesa ad evidenziare l’aggressività come la ‘ferocia’ più sotterranea della vicenda”.


In scena tutti i giorni dal martedi al venerdi ore 21.00 – il sabato ore 17.30 e ore 21.00 – domenica e festivi ore 17.30 – via degli Scipioni 98 – 00192 – 06/39740503 email: teatroprati@libero.it -
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