MINIATURE

"Piranesi Roma Basilico": incisioni e foto in un dialogo lungo tre secoli

Giovedì 13 Giugno 2019 di Nicolas Lozito
Roma è un'incisione. Roma è una fotografia. È un dialogo tra antichità e contemporaneo, tra storia e attualità, tra grandi vedute e dettagli minuscoli. Basta prendere in mano il volume Piranesi Roma Basilico (Contrasto, 168 pagine, 55 euro) per capire il valore di un'indagine estetica lunga trecento anni. Nelle pagine di sinistra del libro troviamo le incisioni settecentesche dell'artista veneziano Giambattista Piranesi dedicate alla Capitale, nelle pagine di destra le stesse vedute della città riproposte negli scatti in bianco e nero di Gabriele Basilico. Un confronto nato quando, nel 2011, la Fondazione Cini di Venezia invitò il famoso fotografo milanese, scomparso a 68 anni nel 2013, a ripercorrere le orme dell'incisore diventato famoso per i suoi ritratti di città e siti archeologici.

VISIONI EROICHE
Le vedute di Piranesi non sono mai perfettamente fedeli, ma sempre con una prospettiva leggermente deformata con il fine di raccontare grandezza, drammaticità, magnificenza della città. La capitale e la sua Venezia su tutte. Tanto che si pensa che siano proprio i suoi lavori ad aver ispirato Goethe e altri artisti dell'epoca nei loro grand tour in Italia: «Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo, ora le vedo nella realtà», scrisse il tedesco sul diario nel 1786. Affinità elettive, proprio come Piranesi e Basilico, entrambi architetti mancati, che scelgono la Roma delle rovine. Le differenze tra le loro grandi bellezze sono nei dettagli: la Piramide di Cestio era invasa dalla vegetazione; ai piedi della scalinata del Campidoglio c'erano le carrozze e non le auto; alla fontana dell'Acqua Paola si abbeveravano a decine. Ma ci sono anche differenze macroscopiche: il Ponte Milvio prima della costruzione della torretta di Valadier; il tempio di Minerva Medica prima del crollo della cupola; oppure i panorami ora interrotti da cantieri e impalcature.


La foto della Fontana di Trevi di Gabriele Basilico. Sopra, la stessa fontana ritratta in un'incisione di Giambattista Piranesi

I TESTI
Il libro, oltre alle immagini (alcune sono in mostra al Museo Ettore Fico di Torino), raccoglie i testi di Luca Massimo Barbero, Mario Bevilacqua, Michele De Lucchi, Pasquale Gagliardi, Alessandro Martoni e Roberta Valtorta, nonché la trascrizione di una conversazione di Basilico con il regista Amos Gitai. Proprio tra le righe di questi interventi si svelano informazioni poco conosciute sui due artisti. Il veneziano Piranesi prima di affermarsi e vendere le sue cartoline in tutto il mondo, impegna tutti i 300 scudi della dote della moglie per lanciare l'attività. Basilico, d'altro canto, non riesce mai a scattare l'immagine giusta della Fontana di Trevi e allora si deve mettere «in punta di piedi». Non solo, perchè poi segue il percorso di Piranesi fino a Paestum, dove l'incisore, anziano e depresso si è ammalato fino a morire. «Rivedevo il suo dramma. Era impossibile non commuoversi», dice il fotografo. Due anime lontane tre secoli ma che fino all'ultimo hanno dialogato.
  Ultimo aggiornamento: 20:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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