Noi, viaggiatori poliglotti su tutte le strade del mondo

Sabato 16 Marzo 2019 di Mauro Evangelisti
Conosciamo tutte le strade del mondo e parliamo tutte le lingue del mondo. Il nostro modo di viaggiare (e quello dei turisti che arrivano a Roma) è cambiato da quando abbiamo con noi lo smartphone e una connessione. Succede in un terminal di un aeroporto cinese dove parlano solo mandarino, con un tassista a Pechino, in un minuscolo ristorante a conduzione familiare di Osaka dove preparano il miglior okonomiyaki ma non comprendono la parola water, a Mosca in un locale notturno: non riusciamo a comunicare, estraiamo dalle tasche lo smartphone, apriamo Google translate e così la conversazione va avanti, in modo buffo ma efficace, con il telefonino che fa da interprete e traduce.

E se dobbiamo raggiungere un palazzo antico di Seul, la strada dei backpackers a Bangkok, l’ultima spiaggia subito dopo Tarifa in Spagna, la sirenetta a Copenaghen, apriamo Google Maps, scriviamo la destinazione finale, e, tac, il percorso ci appare nelle varie versioni: a piedi, con i mezzi pubblici o in macchina. Sembrano preistoria i giorni in cui il vento ci piegava irrimediabilmente le mappe di carta. Certo, in cambio abbiamo rinunciato a una porzione consistente della nostra privacy, ma indubbiamente i nostri viaggi sono divenuti più semplici e veloci.
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