La prima chat? Era l’attesa alla Posta

La prima chat? Era l’attesa alla Posta
di Marco Pasqua
Chissà che fine hanno fatto 
quelli che scrivevano “da dove dgt”
nelle chat del televideo
spendendoci soldi 

@punkorlust

Molto prima di Tinder, Instagram, Facebook e prima ancora delle varie chat, c’era il Televideo. Non solo quello utilizzato per essere informati su ciò che accadeva in Italia e nel mondo, ma quello per cercare di trovare l’anima gemella. Se negli anni 80 i più fortunati potevano già trovarla in tv, finendo nel primo programma di incontri del genere (ovvero quell’Agenzia Matrimoniale di Marta Flavi, che avrebbe generato decenni dopo troni e tronisti) i più dovevano accontentarsi di questo mezzo adottato da varie emittenti locali romane.

Una, in particolare, aveva dedicato un’intera sezione agli annunci “matrimoniali”. E in un’era in cui non c’erano cellulari, email, ma solo telefoni fissi, gli unici modi per comunicare erano quelli offerti da un servizio di segreteria telefonica o, più frequentemente, dal fermo posta.

Nell’annuncio bisognava indicare il numero della patente o carta d’identità: la potenziale anima gemella che fosse stata interessata a quelle poche righe lette sullo schermo, li avrebbe usati per indicare il destinatario della propria lettera. E quanta speranza c’era negli occhi di quei ragazzi che porgevano all’impiegato delle Poste il documento, e aspettavano che questi tornasse con in mano una missiva? C’era, in quegli indimenticabili anni 80 - che ignoravano i visualizzati senza risposta di Whatsapp - qualcosa che oggi non c’è più: l’attesa. E ogni incontro aveva sempre il sapore unico dato dalla speranza di aver trovato la persona giusta.

marco.pasqua@ilmessaggero.it
Lunedì 21 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 00:02

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