La doppia vita dei prof? Basta andare sui social

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Raffaella Troili
La doppia vita dei prof? Basta andare sui social
L’altro volto dei prof, quello che si spia sui social, quello privato che non traspare in classe o dai colloqui. Fatto di passioni e vita. C’è il musicista, che insegna inglese ma che suona e mette le stories su Instagram, l’altro di geografia che scrive e si esibisce nei locali basta andare su Facebook. E l’inossidabile docente di religione, che risponde in chat in tempo reale, all’una di notte, dice che è un professore felice. Personaggi, come quello di musica che sembra uscito da un cartoon. Il suo esordio è stato: «Ragazzi, 11 minuti fa stavo ancora in pigiama come un Power Rangers». E l’insegnante di arte, ce la mette tutta a far l’antipatica guardando quei ragazzini brufolosi e indolenti da dietro i suoi occhialetti, ma non le riesce bene per niente.

Chi suona il sax, chi la chitarra a San Lorenzo, chi ama viaggiare, chi andare a vela. Evviva questi docenti che approcciano agli adolescenti strappando loro una risata. Di ruolo o no, adulti o giovincelli. Carismatici, ironici, pieni di lati oscuri. Quelli che riescono a coinvolgere gli studenti anche con un pettegolezzo sulla vita di un mostro sacro come Manzoni e a fine lezione insegnano come si dicono le parolacce attuali in latino, oppure quelle che provano a inserire testi alternativi e stramoderni, come compito invitano ad andarsi ad ascoltare il discorso sull’amore in “Vi presento Joe Black” per riscriverlo con la punteggiatura giusta. Una volta scovati sui social, poi, non hanno più segreti.
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